Abbiamo paura del virus e del vaccino

Questa mattina un tassista di Milano stava incazzato nero per i vaccini.
Sei casi di trombosi su un milione e sei di dosi, sono niente. Mi ha detto che non ce la fa più. E che io – passata la fase della mia lacrimazione lombarda – quando l’ho fermato era fermo da un’ora e mezza.
Prima invece era una corsa dietro l’altra. Poi, preso dal vortice delle parole, che si inerpicavano e si arrotolavano su se stesse e si infagocitavano e risucchiavano dolori malesseri ansimi spasimi, mi ha detto che la moglie deve andarsi a fare una mammografia urgente e ancora non riesce ad andarsela da fare. È strana questa pandemia. Incontri perfetti sconosciuti che ti raccontano le loro cose. Quando sanno poi che sei giornalista diventi quasi una manna dal cielo. E ti si infervorano contro.
Allora i vaccini adesso sono diventati la commedia del momento. L’ha detto Luca Zaia, “sembra un panettone sta roba: si alimenta sempre più”.
Non solo. L’altro giorno durante la conferenza stampa Zaia ha detto che ci sono migliaia di persone, quasi la metà – solo un migliaio a Treviso – che non si presentano al turno di vaccinazione e nemmeno avvisano. Lasciando così migliaia di dosi aperte che resistono per sei ore e che se non somministrate in tempo rischiano di essere mandate al macero. Un po’ come sul Titanic quando presero a distruggere le scialuppe.
Allora mi chiedo come l’uomo possa essere così demente.
L’anno scorso eravamo in preda al panico perché i vaccini erano l’unica salvezza, visti come acqua nel deserto più deserto, visti come la goccia che ti disseta quando non bevi da giorni, e ora che li abbiamo la gente nemmeno si presenta.
Ci sono disdette ovunque in tutta Italia. E alcuni nemmeno avvisano.
Nel paese dei fessi ci si prende pure il lusso di snobbare il vaccino. Invece mi risulta che le prenotazioni da parrucchieri ed estetiste fioccano dato che appena riaprono sia mai che qualcuno abbia qualche liana in testa.
Io sui vaccini non mi sono mai pronunciata. Anzi. Non è di mia competenza. Non mi trova preparata. Non potrei capire perché non sono un medico e quindi posto che non vivo isolata nelle caverne mi affido a chi ha studiato e ne sa più di me. Così come quelli che reperiscono le informazioni su Facebook e si sentono tuttologi dovrebbero informarsi e prendersi la briga di spendere un euro al giorno per comprare un giornale.
Mi affido agli esperti che dicono che i vaccini funzionano. Perché poi penso che se solo andaste a guardarvi le controindicazioni dell’aspirina. O del Buprofene. Allora staremmo freschi. Senza considerare che se quelle controindicazioni sono scritte vuol dire che da qualche parte sono apparse nell’uomo. Di certo non se le sono inventate.
Ma in Italia le cose devono sempre finire in vacca. A metà tra la tragedia e la farsa. A metà tra la commedia e la disfatta.
E chi fa comunicazione dovrebbe studiare.
Perché la gente in giro è terrorizzata. Non ti guarda nemmeno più in faccia. Come se il virus potesse trasmettersi guardandoci negli occhi sparandolo da una pupilla all’altra. Il mio libraio di fiducia ieri mi ha detto che la gente entra in libreria e nemmeno più ti saluta. Non ha nemmeno più voglia di chiacchierare. Testa bassa. Sceglie il libro. Prende. Paga e va via. Ci stiamo riducendo mutanti. E ancora se l’anno scorso avevamo una comunicazione istituzionale da gestire i polli, bozze che uscivano a poche ore dal chiudere le gabbie, ecco ancora, dopo un anno siamo presi con le pezze al sedere. La comunicazione qui è fondamentale. Deve parlare uno. Non cento.
Ema ha detto che preoccupa la sfiducia verso i vaccini. L’Aifa in via precauzionale – ci credo, ci può stare, dopo il casino fatto scoppiare – ha sospeso le dosi. In Germania sono stati riportati 7 casi di trombosi venose cerebrali su 1,6 milioni di vaccini somministrati. In Inghilterra che è l’unica che continua a iniettarlo tra gli 11 milioni di abitanti vaccinati ci sono stati finora 15 casi di trombosi o coaguli di sangue e 22 casi di embolìa polmonare, una percentuale inferiore a quella della popolazione non vaccinata.
Perché infatti di embolia, per chi non lo sapesse, abbiamo 60 mila casi all’anno, il che vuol dire 164 morti al giorno.
Ora in tutto questo casino. Servirebbe subito un cambio di passo.
La paura non può farci smettere di vivere.
Qui ora siamo arrivati all’assurdo paradosso che abbiamo paura del morbo e paura del vaccino.
E questo è totalmente inconcepibile.

#sbetti

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