La campanella è suonata ma i banchi sono vuoti

La campanella è suonata. Ma i banchi sono vuoti. L’altra sera mia madre mi ha chiamato. Mi fa: “una mia collega mi ha detto che su YouTube c’è un video con il suono della campanella, riesci per favore a spiegarmi come posso trovarlo? Perché volevo metterlo durante la video chiamata dell’ultima lezione”. Mia madre ha una quinta elementare. E’ la prima volta in 44 anni di insegnamento che non sente il suono della campanella suonare. Quella dell’ultima lezione. Quella che ti spalanca le porte e ti getta a picco sul mare, l’estate, le vacanze, i libri nuovi da leggere, quelli che sanno di carta profumata che ti accompagneranno in spiaggia. Le ho spiegato allora che doveva prendere il tablet, aprire YouTube, cliccare sul pallino che somiglia a una lente di ingrandimento, e posizionarsi sulla parola “cerca”. Cerca. Scrivere: “suono campanella scuola” e attendere il caricamento dei video. Abbiamo ripetuto l’operazione quattro volte. Spegneva YouTube. Lo riapriva e ripartiva. “Bene così?”, mi chiedeva. Sì certo. Sei bravissima. Il giorno dopo mi ha mandato un messaggio su whatsapp e mi ha scritto “suono della campanella andato, tutto ok”, me l’ha scritto con una emoticon che trionfa vittoria. Quanto è stato duro il suono di quella campanella. Quanto responsabilità in queste insegnanti che quest’anno il fischio di fine l’hanno suonato loro. Mentre mi scriveva, stavo attraversando un parco e su una panchina ho visto un gruppetto di ragazzi. Avranno avuto sì e no quattordici, quindici anni. Consumavano una bottiglia di birra e fumavano una sigaretta. Ecco cos’ha prodotto per alcuni, tenerli a casa, ho pensato. Il suono della campanella loro l’hanno vissuto da qui. All’ombra di un salice, con una birra in mano. I ragazzi di mia madre alcuni non se ne sono nemmeno accorti che sia finita la scuola. Hanno passato mesi a svegliarsi al mattino e vestirsi per andare in salotto, che non fa molta differenza. Il giorno dopo sono passata dai miei per la colazione. Mia madre era fuori sotto al portico che compilava i registri. Metteva i giudizi. Era lì dalle cinque e mezza del mattino. Ha alzato lo sguardo e mi ha detto: “per fortuna ora ho finito”. Mia madre ha deciso di andare in pensione.

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