Ah ma la colpa è dei giornalisti. Fottetevi

E’ venerdì 21 febbraio quando sul mio cellulare ricevo un messaggio. Sono le 17.57. Il messaggio è uno screen shot inviatomi da una persona con l’immagine di Antennatre in diretta che dice: “+++ Coronavirus: 2 casi accertati in Veneto+++”. E’ l’edizione straordinaria. Io che in quel momento sono in auto, non vedo subito comparire l’immagine, mi appare solo la notifica “edizione straordinaria”. Così accosto, mi fermo un attimo, apro la notifica e leggo. Lì per lì non dico niente. Avviso la redazione e proseguo per la mia strada.
Tempo qualche minuto la redazione mi annuncia sessanta righe. Così comincio a informarmi, a raccogliere informazioni, a capire chi sono questi. Compongo il pezzo, scrivo, controllo, mando.
Sono due anziani, uno classe 1942 e un altro classe 1953. Entrambi trasferiti urgentemente al reparto Malattie Infettive dell’ospedale di Padova.
Da lì inizia a diffondersi il panico. Le chat su whatsapp iniziano a rimbalzare, la gente comincia a scriverti in privato: “scusa sai niente? Ma è vero?”, “Ciao, hai sentito di quei due casi di Coronavirus? Ma è vero? Sono gravi?”, “Ciao Sere scusami, per caso riesci a darci notizie? Qui siamo abbastanza preoccupati”. Non vi dico le chat dei gruppi dei paesi. Oddio è arrivata anche qua. Oddio adesso cosa facciamo.
Perché c’è una cosa, prima della morte, a cui non può sfuggire nessun essere umano. Ed è la paura della morte stessa.
Insomma arrivano le undici e mezza di sera quando vedo una chiamata al telefono. E’ la redazione che mi comunica che uno dei due anziani è morto. Il primo morto italiano di Coronavirus. Così mi attivo, scopro chi è. Si chiama Adriano Trevisan, c’ha 77 anni ed era già ricoverato all’ospedale di Schiavonia per delle patologie pregresse.
Via, si rifà il pezzo, si aggiorna. Si cambiano le pagine. Le dita dei redattori in redazione corrono alla velocità della luce. Il tempo avanza secondo dopo secondo. Si corre all’impazzata per fare un Giornale che sia il più aggiornato possibile.
Il pezzo è impaginato. Si rimanda in stampa.
La gente non va a dormire. Le chat continuano a suonare. Tutti vogliono sapere.
Il giorno dopo. Il giorno dopo cambia tutto. L’Italia si sveglia con l’ansia.
A tutti prende il panico. La vita rimane sospesa. Aggrappata alle notizie sui social. Agli ammortizzatori, agli effetti placebo. L’eterno dualismo. Qualsiasi cosa è buona per diffondere il panico. Qualsiasi altra per attenuarlo. “Ah ma sono morti gli anziani”, ti diranno. Come se gli anziani fossero degli altri. Fossero cosa non nostra.
E poi. Poi un’escalation di contagi. Diciassette morti. Le istituzioni che si riuniscono. Le conferenze stampa. Le riunioni urgenti. Gli immediati ricoveri. Gli ospedali da campo. Nei reparti si svuotano perfino i cadaveri. I politici corrono. Le task force. I dottori si mettono in moto. Si eseguono tamponi. Si comprano mascherine. Si invitano gli italiani a fare attenzione. “Non uscite dal paese!”, grida il sindaco di Vo’ Euganeo.
Il primo paese “colpito” in Veneto.
Passano tre giorni e si comunica la chiusura delle scuole. Il blocco degli eventi. L’interruzione di tutte le manifestazioni. Perfino il Carnevale di Venezia viene sgozzato. Le prenotazioni negli alberghi colano a picco. In alcune zone del Veneto si arriva a meno 90 %. Irreparabile. I danni sono devastanti. Le altre regioni chiudono. L’Austria blocca i treni provenienti dall’Italia. Ma passa qualche ora e revoca la misura. A Venezia fa sapere l’Associazione Veneziana Albergatori, le disdette arrivano al 40%. Ad Abano Montegrotto superano il 35%, per perdite di 100 mila euro al mese. La gente comincia ad andare a fare la spesa. I supermercati vengono svuotati. Si chiudono i locali. Si chiudono i negozi. Anzi fino alle 18 in un bar ci puoi andare dopo no. Come se il virus fosse il lupo nero che esce solo di notte. A Vo’ arriva l’esercito schierato. Mitra spianati. Mascherine. Per evitare la psicosi li si mettono proprio fermi dritti impalati. Nessuno entra. Nessuno esce.
Per arrivare a ieri, dopo tutto questo casino, a incazzarci se ci trattano da appestati. Israele chiude. Stop anche dall’Alto Adige. Giamaica e Cayman chiudono i porti ai croceristi. L’Europarlamente mette in quarantena i veneti. Il Sei Nazioni che ferma l’Italrugby.
Ecco e per arrivare a oggi quando leggo che occorre ridimensionare l’informazione. Che saranno comunicati solo i casi gravi e i decessi. Ma che potrebbe esserci un aumento dei contagiati.
Perché dopo che voi fate tutto casino da ridurre l’Italia con le pezze al culo e dopo che noi raccontiamo, la colpa è sempre dei giornalisti, soprattuto di quelli seri, che scrivono ciò che vedono. E si informano.

#sbetti

#Coronavirus

#Storie2020

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