A me sta minchiata del “così imparate a sentirvi emarginati anche voi”, mi sta facendo girare di non poco le palle.
Noi che abbiamo sempre accolto tutti.
Noi che dentro i campi di accoglienza (visto io con i miei occhi) ci abbiamo portato zecche e tubercolosi. Noi.
Perché allora adesso vi racconto una cosa.
Oggi per andare a Vo’ Euganeo ho dovuto scaricare chissà quale app per trovare una piantina che mi consentisse di arrivare in culo al mondo. Fino a ieri ci si arrivava.
Ma oggi dalle mappe dell’iPhone, Vo’ Euganeo era praticamente sparito.
Un buco nel nulla.
Un centro del mondo ricordato solo dal Coronavirus.
Come vedete dalla foto sotto infatti, le indicazioni stradali non erano disponibili a causa delle condizioni di viabilità. Cioè sparite. L’hanno fatta sparire pure dalle mappe.
Non solo, ma quando ho trovato una mappa decente, ecco questa a ogni curva mi diceva: “potrebbero esserci condizioni variate”, “strada interrotta”, “pagamento pedaggio”, “le indicazioni stradali non sono più visibili”, così una volta arrivata in cima sono andata a naso. Una volta arrivata al “confine” mi sono trovata davanti a un blocco stradale del genere. Militari schierati come fossimo in guerra.
Di blocchi così a Vo’ ce ne stanno dieci. Dieci. Così ho parlato con loro. Ho fatto due tre riprese. E sono andata dall’altra parte.
E il sindaco Giuliano Martini mi ha detto una cosa. “Sai – mi ha detto – sono molto preoccupato perché nel giro di mezz’ora due miei cittadini mi hanno chiamato perché stanno ricevendo delle discriminazioni. Uno doveva andare in un hotel per lavoro, negativo al test, e non lo vogliono. Un altro nome non riesce a tornare al lavoro serenamente perché la gente ti sta distante. Ti guarda male. I miei cittadini – ha continuato – stanno ricevendo una discriminazione enorme e questo non è giusto”. Già no.
Ma poi, poi leggo commenti di qualcuno che dice che almeno adesso gli emarginati siamo noi. E che ci sta bene. E che impariamo cosa voglia dire.
Noi.
Noi che abbiamo sempre accolto tutti. Noi che anche quando dovevamo essere sospettosi non lo siamo stati. Noi che abbiamo messo in quarantena gli italiani. E non quelli di ritorno dalla Cina che avrebbero dovuto.
Noi.
Una mia amica è ripartita lunedì mattina per Londra e all’Università dove lavora l’hanno messa in quarantena, perché proveniva dall’Italia. Anzi dal Veneto.
Idem per qualche altro. Il lavoro si è fermato. L’economia sta sotto terra. I fornitori non portano le merci. I supermercati sono vuoti. Devo prenotare un treno e mi chiedo se posso andare al di là delle Marche.
Cioè anche se uno non c’ha niente, anche se uno è negativo, ti mettono in isolamento, per prevenzione. Per precauzione.
Quando noi nemmeno nei commissariati di polizia, quando sbarcavano i migranti dalle navi, abbiamo avuto prevenzione.
Li ho visti io i migranti scendere con profonde ferite alle braccia e alla gamba. E lì bastava un contatto e sarebbe potuto succedere qualsiasi cosa.
Allora ora bene la prevenzione. Le misure sono d’accordo. L’attenzione. Tutto quello che si deve fare per garantire la salute dei cittadini.
Ma per favore. Per favore.
Per favore non venitemi a dire che ci sta bene, che almeno apprendiamo cosa voglia dire accoglienza, perché per anni ci avete propinato un’accoglienza di merda che nemmeno i polli al mercato avrebbero meritato un simile trattamento.

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