Non fa figo

Rimango sempre molto sconcertata da come la gente dentro al cervello abbia la segatura. Allora adesso vi racconto una cosa. Insomma questi giorni non so voi, ma le chat su whatsapp sembrano esplodere. Tutti dicono la loro. Tutti dicono che non è niente. Tutti condividono tutto. Tutti che ricondividono tutto e il contrario di tutto. Ognuno sembra avere la verità in tasca. Ognuno sa dirti esattamente come devi fare in quell’esatto istante. Tutti buoni a darti consigli. Tutti Highlanders, tutti forti, razionali, per poi pisciarsi dentro le braghe.
Allora dicevo tutti dicono la loro ma sarà che a me le persone supponenti, quelle ignoranti proprio, quelli che credono che loro siano i meglio e il resto è cacca; ecco dicevo sarà che a me tutta la feccia di questa popolazione non riesco a sopportarla, e ieri sono sbottata. Insomma in un gruppo si parlava di questo Coronavirus. E io già ero nauseata da una persona che derideva tutti. Se qualcuno esprimeva le sue paure, lui rispondeva come gli asini ignoranti alle medie: “mi fate semplicemente ridere”. Il classico sborone che dice di trombarsele tutte e poi se c’azzecca senza luce è un miracolo. Ecco sarà che aveva già cominciato male, quando stamattina io mando una frase condividendo un pensiero che avevo letto nella bacheca di Andrea Franco. Che in sostanza diceva così: “chi pensa che il Coronavirus sia na cazzata, non si capisce se lo fa perché fa Figo o perché fa mona”. Così io prendo, lo riposto, sperando che stesse zitto. Uno intelligente lo avrebbe fatto. E lui cosa fa. Mi risponde con una frase del genere. Che leggete qui sotto.
Io prendo e abbandono il gruppo.
Perché. Perché vaglielo a chiedere a quei morti che vediamo nelle strade se fa figo vederli. Vaglielo a chiedere a quelle persone senza mangiare che andiamo a trovare in Bosnia se fa figo. Vaglielo a chiedere a chi ti racconta la propria storia dicendoti che al mondo non ha più niente se fa figo. Vaglielo a chiedere a quelle persone che intervistiamo in mezzo alle enclavi in Kosovo se fa figo. Vai. Scrolla il tuo sedere dalla sedia e vai a vedere il mondo. Vaglielo a chiedere a quelle persone che intervistiamo questi giorni se faccia figo raccogliere le loro testimonianze. Vai.
Perché mi è venuta tanta tristezza che una persona possa pensare che uno vada in una zona di rischio perché faccia figo.
E perché non si capisce cosa ci sia di così figo per andare in una zona di rischio.
La gente pensa che il giornalista sia come quello dei film. Che prende parte scrive. Che è sempre tutto di corsa. All’ultimo minuto. Sì certo per certi aspetti la nostra vita è molto emozionante. Vivo a mille. Quando ho più da fare a tremila. Ma non permetto che mi si venga a dire, dinanzi a un’emergenza del genere, che noi andiamo nei luoghi a rischio perché fa figo. Perché io.
Io sarei rimasta volentieri a fare altro questa settimana. Magari più divertente. Magari con gente più sorridente. Magari più bello. Sarei rimasta volentieri a fare altro anziché
andare in un posto e stare attenta a dove poggi il culo perché potresti uscirne infetto.
Sarei andata da tutt’altra parte anziché stare a raccoglie le storie di un Veneto ancora in ginocchio. A rischiare. A mettere a rischio la sicurezza dei miei familiari e di mia nipote.
Non perché fa figo.
Perché mi viene tanta tristezza pensare che gente così mediocre che probabilmente piscia di fuori, tirando pure l’acqua del cesso, abbia il diritto di voto.

sbetti

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