Ci prendono per il culo

Mah. Boh. Non so. Ci prendete per il culo!

Allora #Storie2020.

Insomma ieri mattina sono andata a fare colazione al mercato di Mirano, Venezia. Un’altra cosa che non riesco mai a fare quando vivo la vita a tremila, ma ieri mattina, giorno di festa, ho preso e ci sono andata. Allora ho parcheggiato l’auto, mi sono inoltrata verso la piazza e a un certo punto, proprio qui, a due passi dal municipio, in pieno centro, a due passi dal mercato, ho notato questo uomo.

Insomma un uomo di colore che spazzava per terra. Lì per lì non ho pensato niente, mica come quelli che rispondono agli immigrati “no no non serve niente”, scoprendo che poi sono quelli di Bartolini che ti portano il cesso di casa ordinato su Amazon, con la tavolozza dipinta dai bambini in India.

Ma poi. Poi poco più in là ci stava un cartello. E ho letto. “Gentili signori e signore desidero integrarmi onestamente nella vostra città senza chiedere l’elemosina! Da oggi terrò pulite le vostre strade, vi chiedo soltanto un contributo di soli 50 centesimi, per il mio lavoro. Buste, scope, palette, e altro materiale per la pulizia sono ben accetti. Grazie per le vostre contribuzioni”.

Allora prendo, faccio la foto, metto via l’iPhone, lui si gira, mi saluta, lo saluto e passo avanti. Ma ero in ritardo, non ci ho tanto pensato, avevo alcune persone che mi stavano aspettando per il caffè e quindi mi sono defilata.

Quando sono tornata indietro, dopo circa due ore e mezza, il tempo del caffè, delle sigarette, delle chiacchiere, delle risate, delle compere, ho fatto perfino il giro del mercato, ecco dicevo quando sono tornata indietro, lui era ancora là, che puliva esattamente lo stesso metro quadro di strada.

Con la stessa scopa in mano.

Allora lì per lì, non c’ho pensato. Anzi a dir la verità non mi ha fatto nemmeno pena. L’ho considerato una persona come noi, che tenta di mettersi in mostra per darsi da fare, magari per finire in qualche articolo di giornale e poi buonanotte al secchio.

Cioè mi sono detta: dobbiamo proprio essere presi male nel 2020 se dopo tutto quello che predicate dell’integrazione e bla bla e via discorrendo, del volemose bene tutti; ecco siamo proprio presi male se la mattina del 6 gennaio un uomo, magari padre, è costretto a piantarsi con una scopa in mano davanti a un cortile, tirare su le foglie di un metro quadro in due ore e chiedere no l’elemosina ma 50 centesimi per comprare secchi bastoni e scope. Alla faccia della vostra integrazione mi sono detta. Alla faccia!

Cioè ho pensato: ma perché il Comune, qualcuno che passa, non interviene e dona a questa persona una scopa, gli fa raccogliere le foglie, che siano magari di più di un metro quadro e lo faccia sentire importante per qualcuno?

Perché con tutto quello che predichiamo costringiamo i nostri simili a umiliarsi così tanto? Perché non è mica bello sapete.

Non è mica bello vedere la mattina del 6 gennaio, con i Re Magi che portano oro incenso e mirra, ecco vedere le sposone che vanno al mercato, con gli orecchini grossi come piombi, pesanti come macigni, che passano accanto all’immigrato che tira su le foglie e nemmeno se lo filano. Non è per niente bello.

Così sono rientrata. E durante la giornata, tra un pranzo fuori porta, tra un incontro con un amico, tra un pezzo da fare e storia da ascoltare, non c’ho più pensato.

Ma poi ieri sera. Poi ieri sera mi viene un flash che mi era venuto già la mattina. E cioè che mi ricordo che c’era stato un giornale locale l’anno scorso o due anni fa addirittura, che aveva scritto di questo immigrato a Spinea però, che si era reso disponibile a tenere pulite le strade. E così. Così vado a guardare. E infatti. È proprio lui. Stesso giorno anche. Come per magia, 2018 Epifania.

Stessa foto anche. Con lo stesso pezzo di cartone e la stessa frase. “Gentili signore e signori, desidero integrarmi onestamente nella vostra città senza chiedere l’elemosina! Da oggi terrò pulite le vostre strade. Vi chiedo soltanto un contributo di soli 50 centesimi per il mio lavoro. Buste, scope, palette e altro materiale per la pulizia sono bene accetti. Grazie per le vostre contribuzioni”.

Anzi l’articolo di cronaca locale diceva anche che il personaggio “non ha una casa. Non ha un lavoro né un tetto. Per lui il tetto è il cielo, le lampadine sono le stelle e il sole, il letto un ammasso di coperte e giubbotti”.

Ed era gennaio 2018.

Ecco. Allora mi chiedo una cosa.

Ora. Dopo due anni. Questa persona ha trovato una casa? L’avete integrato? Ha continuato a pulire le strade? È andato in cerca di lavoro? L’avete raccolto dalle strade e gli avete dato uno straccio di stipendio per fare alcuni lavori utili?

Perché allora, allora, allora se dopo due anni, questa persona è ancora qua, con la stessa scopa in mano, che raccoglie le foglie di un metro quadro in due ore, allora non mi è chiara una cosa.

O le persone e le istituzioni se ne fregano e la vostra integrazione ve la siete ficcata sotto i piedi, o ci stanno prendendo per il culo.

E voi non fate niente.

#sbetti

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