Venezia senza veneziani

Libero – 18 agosto 2022

Te la ricordi Venezia piena solo di veneziani?

Oh sì che me la ricordo. Erano i tempi del covid. Dove Venezia era vuota scarna magra, metteva l’angoscia. Giravi per mezz’ora e non trovavi anima viva. Quando hanno riaperto poi, in giro vedevi i veneziani correre e fare jogging. Jogging capito. Jogging. Vedere a Venezia qualcuno che pratica la corsa è surreale. Ante pandemia era impossibile. Sia in estate che in inverno non c’era un metro quadrato libero. La gente si accalcava sulle calli, si accoccolava davanti le vetrine, con le mani impiastricciate di gelato si ammucchiava ovunque. E Venezia resisteva. Ha sempre resistito. Ha resistito con l’ “Aqua granda”, 4 novembre 1966. Ha resistito con l’acqua alta, 12 novembre 2019. I commercianti spalavano secchiate fuori dai negozi e l’acqua ritornava indietro. “Uno. Due. Tre”. E a ogni secchio era un “ti ta morti cani” e a ogni “ti ta morti cani” era una bestemmia. Ha resistito al covid. Alla chiusura. È rinata. È riesplosa in tutta la sua bellezza. Questo museo a cielo aperto dove ovunque ti giro ci vedi l’anima perfino di una colonna. Ha resistito al trotterellare dei trolley, alle cavalcate dei turisti, a chi correva a destra, a sinistra, in una sgambettata senza fine. Ha resistito ai turisti cafoni. A chi l’aveva presa come pisciatoio, come sessodromo, come vasca da bagno.

Ma oggi. 

Oggi Venezia sta scendendo. La sua popolazione la sta abbandonando. Venezia in centro storico è scesa sotto i 50 mila abitanti. Se vai in campo San Bartolomio ci vedi il “contaveneziani”. L’hanno messo lì, lampeggiante, in una farmacia. A ogni veneziano che muore o se ne va, il “contaveneziani” scende. E lo fa con una facilità estrema. Fuori uno. Fuori due.

Due anni fa c’era una coppia, gestore di un negozio alimentari in piedi da 113 anni, che non trovava veneziani a cui cedere l’attività. Se provi a cercare casa idem. A Venezia è impossibile. Ti viene voglia di guardarla, scrutarla, assaporarla e poi prendere e andare via. Non c’è un affitto che sia proponibile. Chi affitta, lo fa solo a turisti o studenti. Il prezzo dell’affitto sale, il periodo è breve e si guadagna di più. “Non è che i veneziani non vogliono più stare a Venezia – confida a Libero il manager di un noto e prestigioso hotel che preferisce mantenere l’anonimato – è che chi vorrebbe venire a vivere in questa città incontra tutta una serie di problematiche. L’affitto improponibile, la qualità dell’ immobile inaccettabile. Qui ci abbiamo perso tutti. Ovvio che per noi è meglio avere i turisti, ma i veneziani per dire dove vanno fuori a cena? Se ne vanno perché in alcuni periodi qui ti senti invaso, ti manca l’aria, c’è l’impossibilità di godere dei propri spazi. Questo è dovuto anche a chi, avendo una casa, ha deciso di metterla in affitto e fa locazioni brevi. Non incontrerà mai residenti”. Basta passarci per le calle veneziane. Può capitare di fermarti su un palazzo dove su dieci campanelli, otto sono bed and breakfast. Persone di nostra conoscenza sono state “sfrattate” perché dove abitavano ci hanno fatto un affitta camere. “Non è che meno veneziani porti un aumento del turismo – ci dice il manager – l’ affluenza è dettata dalla destinazione, dagli eventi che propone. Ovvio che vorremmo tornassero i turisti che spendono. Certo che i clienti che vengono trovano una città svuotata della sua anima”.

Insomma uno choc. “Lo choc dei 50 mila c’è – dice Renato Brunetta, ministro, che di Venezia se ne intende – ma è relativo. Bene che se ne parli perché suona come un campanello d’allarme per poter fare un ragionamento più ampio. Quello che sta subendo il centro storico è identico a quanto accade a Firenze, Milano, Roma, dove i centri si svuotano di funzioni urbane standard a favore del turismo. Con quello di massa si sviluppano servizi che hanno sempre meno bisogno di residenti per vivere. Bisogna agire con progetti, ed è quello che stiamo facendo con Venezia capitale della sostenibilità”.

C’è anche chi lancia un monito all’amministrazione comunale. “Ai 49 mila abitanti – dice Claudio Scarpa, direttore associazione veneziana albergatori – vanno aggiunti i 25 mila del Lido e i 5000 delle isole. Il vero allarme è l’indice di invecchiamento. Per ogni bambino da 1 a 14 anni ci sono tre vecchi sopra i 60 anni. Noi chiediamo all’amministrazione di dare non più le case in base al reddito, a chi appare essere povero, ma solo a chi ha moglie e figli”. Ma il sindaco della città lagunare, Luigi Brugnaro, vorrebbe contare anche i domiciliati. “L’anagrafe tiene conto solo di una parte delle persone che vivono abitualmente in città, ossia i residenti – dice l’assessore ai servizi al cittadino Laura Besio -per superare questa criticità, il sindaco aveva annunciato di “aprire la quota dei domiciliati, affinché si registrino come tali”. E intanto Venezia perde veneziani.

Serenella Bettin

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