C’è chi scambia la condizione delle donne afghane con i nostri “femminicidi”

L’altra sera a rete veneta sono rimasta stordita da una cosa. Praticamente una signora ospite, tale Rosa Poloni che lotta per i diritti di tutti, ha detto che il problema delle donne afghane è sostanzialmente uguale al problema che aveva sua madre con suo padre cinquant’anni fa.
Ho anche tentato di fermarla dalla brutalità dell’affermazione ma non mi ha ascoltato.
Ora.
A me pare un tantino diversa la cosa. Cioè mi pare un po’ diverso vivere in un Paese dove se ti metti lo smalto o se scopri il volto ti linciano, rispetto a un Paese evoluto dove le donne comunque ora ma anche prima, vanno in giro con pantaloncini talmente corti da far intravedere lembi di carne da culo, a volte nemmeno belli.
Questa è la conquista della nostra civiltà. Cioè fare come ha fatto la Ferragni che si è seduta a tavola con il reggiseno. Per questo abbiamo lottato.
Ma mi sembra un tantino diverso paragonare il mondo afghano dalle chiare usanze primitive e tribali con il mondo nostro di cinquant’anni fa. Insomma in Afghanistan non ci vanno certo per le leggere, nonostante il social media, tale portavoce Zabihullah Mujahid che ogni volta che twitta mi vengono i capelli dritti, dica alla stampa che “sì ok la musica è proibita nell’Islam, ma noi puntiamo al fatto che riusciremo a persuadere la gente senza dover ricorrere a pressioni”. Ecco le pressioni per i barbuti del Corano sono le frustate a chi beve alcolici, le lapidazioni per le donne adultere, il divieto di usare ombretti smalti cosmetici gioielli, il divieto di ridere, perfino quello di indossare i tacchi perché altrimenti fanno rumore, e stilare una lista delle vergini e delle single di modo da darle in spose a qualche talebano che ricorderà alla sua sposa come ci si deve comportare a suon di frustrate. Per non parlare poi delle donne segregate in casa dalla prima mestruazione o del fatto che una donna in sostanza sia un animale.
Ora.
A me, ripeto, pare che questa roba sia un tantino diversa, rispetto alla posizione inferiore o alle violenze subite dalle donne cinquant’anni fa o anche adesso. Ma non perché sia minore o maggiore. Ma perché è semplicemente diverso.
Nel nostro caso si chiama devianza.
Nel caso dell’Afghanistan è la regola.
E mi meraviglio di come chi lotti per pace amore e libertà non l’abbia ancora capito.
Vi auguro buon pranzo.

#sbetti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...