In viaggio con le pescatrici di Vongole

Dal Giornale del 16 gennaio 2021

Tra il Po e il Mare Adriatico. Inizio pesca ore 7. Consegna pontili ore 7. Tempo per la consegna della quota ore 11. Grosse: 20 kg. La quota è la quantità che le pescatrici di vongole devono pescare. E questo è il messaggio che arriva loro ogni sera. Ogni mattina partono e raggiungono il mare. Partiamo alla volta di Porto Tolle. Uno dei comuni più estesi d’Italia. Il secondo del Veneto dopo Venezia, un paese sotto il livello del Po. Qui se ti affacci vedi gli argini che ti passano sopra la testa. Fa freddo stamattina. Un freddo gelido, secco. Superata Chioggia, inizia un banco di nebbia che dura fino a Ravenna. Ci fermiamo a fare benzina, il termometro segna meno uno. Le mani con i guanti che lasciano scoperti i polpastrelli si screpolano a vista d’occhio. Basta solo il freddo che ti sbatte addosso a farle crepare. Qui siamo tra il Po e il Mare Adriatico, un’oasi incantata dove ci stanno pure i campi di lavanda. Quelli che a primavera diventano viola e ci arrivano turisti da tutto il mondo a fotografarli. Ora sono una distesa di nebbia verde grigia e appena violacea pronta per passare l’inverno e poi fiorire. Questo inverno. Questo maledetto inverno. Le pescatrici di vongole sono qui che ci aspettano. Katiuscia Bellan ha 42 anni; Rosaria Fregnan, di anni ne ha 45 ed Eleonora Saja. Insieme formano la flotta delle quasi 800 pescatrici su 1475 pescatori totali che ogni mattina si svegliano prima dell’alba e vanno in mare aperto. In ammollo. Eleonora è la più giovane. C’ha 18 anni e i riccioli biondi. Timida. Sa il fatto suo. Vuole diventare pescatore e prendere gli insegnamenti del nonno. Lei sta facendo un corso. Il Corso di pesca commerciale e produzioni ittiche qui a Porto Tolle. Un corso nato per formare professionisti che possano svolgere un servizio qualificato nel loro territorio. Qui si impara in mare. La mamma è Rosaria che ci illustra il procedimento. “Si parte alla mattina alle sei, ognuna ha la sua barca”. Una barca che a vederla ti chiedi come delle donne resistano qui sopra. Pioggia. Vento. Neve. Niente le ferma. Sopra la barca ci stanno in tre, dipende. Due vanno in acqua e raccolgono. Una tira con la rasca, uno strumento simile a un rastrello che c’ha una sacca dietro per raccogliere le vongole, poi si torna in barca, si fa la cernita, una a una, pulizia e si insacchetta il tutto. La quota deve essere conferita al consorzio, il Consorzio dei pescatori del Polesine che sotto di sé ha 14 cooperative. Ogni sera alle pescatrici arriva un messaggino su whatsapp con scritto quali cooperative pescano, in che sacca devono andare, si chiamano così qui le lagune e quanto devono pescare. Hanno tutte partita iva e la maternità dura sei anni. Un duro lavoro il loro. Che non conosce feste, sabati e domeniche, anzi ora, sotto Natale lavorano di più. Hanno mani importanti le pescatrici. Katiuscia ha le mani energiche vigorose scalfite dalla fatica e dal vento che tisbatte addosso. Il pescato poi, una volta mandato al consorzio viene scaricato, pulito, lavato, controllato nei minimi termini e confezionato. Al Consorzio a riceverci c’è il presidente Luigino Marchesini che ci spiega il tutto. Ci accompagna il sindaco Roberto Pizzoli. Un’attività importante qui la pesca. Un’eccellenza. Una tradizione familiare. Il lavoro si impara, si tramanda di generazione in generazione, ci sono anche i figli dei pescatori che partono per mare come i marinai con i pescherecci. Qui tutte le case ricordano quelle dei pescatori. Ci stanno pure quelle di un rosso acceso che appena le vedi sono un allegro pugno in un occhio. Spiccano tra il colore della nebbia e i raggi sbiaditi del sole. Almeno oggi. Perché d’estate qui è un incanto. È un luogo incontaminato tra il Po e il Mare Adriatico. Quest’anno Bandiera Blu e Spighe Verdi. Facciamo una tappa alla Spiaggia delle Conchiglie. Il paradiso. Si è fatto tardi, è ora di rientrare.

Serenella Bettin

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