Bugigattoli dove parlano solo dialetto

Non vi dico dove sono finita ieri. Sono entrata in una locanda dove a trovare qualcuno che parlasse italiano era come trovare un pesce vivo dentro a un fiume completamente vuoto. Infatti. Non ne ho trovato uno. Hai presente quelle bettole antiche dove ci mangiano gli operai e la gente si raduna e si racconta le barzellette? E smadonna. E impreca contro il governo. Contro la chiesa. Contro la moglie troia?
Hai presente quelle bettole dove si mangia strabene ma ti siedi sulla seggiola sopra le molliche degli altri e se non le scrolli tu giù per terra rimangono lì fino a sera? Hai presente quelle taverne bugigattoli dove la gente su dieci parole, sono undici bestemmie e sono rozze volgari, trozzalone, cerbere, ruvide e gregge? Più ruvide di una lastra di marmo al grezzo su cui non ci sbatte nemmeno la pietra. Quelle bettole dove senti la gente spalancare la bocca, dilatare le parole, schiudere le vocali, e urlare gridare come se nessuno li sentisse.
Hai presente di quelle locande dove i piatti sono caldi e il cameriere che ti serve in tavola ti serve in dialetto perché se lo senti parlare italiano non dice una cosa in fila che sia una e ti viene da scompisciarti dalle risate?
Ecco sono andata in questo posto, e ci stava un tizio seduto fuori con un po’ di gente attorno. Lui c’avea la barba e il cappello verde. E poi c’avea gli occhi piccoli piccoli che parea na mosca. E stava lì pasciuto e pieno con tutti sti adepti intorno. Lo stavano a sentire. Lo guardavano con fare attento. Qualcuno beveva già un cicchetto. Qualche altro avea il mento rivolto contro il basso e parea che dormisse. E pensare che prima venivo da una realtà totalmente diversa. Com’è strana la vita. Prima ti catapulta nella bellezza. Poi nella rozzezza. Grottesca. Grossolana. Ma vera. Rurale. Prima ero in un posto che Iddio ve lo auguro. Era bello. Luminoso. Chiaro. Gente giovane che cerca di costruire il futuro. Mattone dopo mattone. Filo d’erba dopo filo d’erba. Uno di quei posti dove sei al nono piano e guardi fuori e ci vedi i monti, innevati, imbiancati, con il cielo che forma mosaici di azzurro blu grigio violaceo. Come tanti tasselli e tessere colorate che si infilano nel cielo creando un gioco di colori. Il blu che si incastona con l‘azzurro. Il turchese che si incastona col rosa pastello. Il grigio che forma mille bolle come fossero nuvole nell’attesa di piovere. Da qui guardi il cielo. Ascolti le persone. Parli con la gente e ti vengono in mente tutte le cose che puoi fare. Quelle per le quali hai perso tempo ma non è mai tempo perso. I sogni. Le idee. I progetti. Poi sono uscita e sono andata a vedere dove sorge un fiume. C’era l’acqua che sorgeva bella rigogliosa florida. Su un’altra era completamente in secca. Ma questa è un’altra storia…

sbetti