Giù le mani dai bambini, ma chi li usa i bambini?

Libero 25 ottobre 2021

Giù le mani dai bambini”. Appunto. Ma chi li usa i bambini? Sabato scorso a Padova alla manifestazione dei no Pass, alcuni bimbi sono stati fatti salire sul palco dei manifestanti che intonavano in coro “giù le mani dai bambini”. 

Ora pare logico che lo slogan “giù le mani dai bambini”, debba significa anche non usare i bambini stessi mettendoli sopra un palco per innescare una protesta. Inculcando loro che quella sia la scelta giusta. Ovviamente i fanciulli non hanno gli strumenti per comprendere cosa stia accadendo, come è giusto che sia. Però così è andata durante l’ennesima lotta per il certificato verde, il Green pass.

Erano un migliaio i manifestanti scesi in piazza a Padova armati di bandiere cartelloni e volantini. Molti dovevano essere a Trieste ma, visto l’annullamento della manifestazione da parte del Comitato 15 ottobre per il rischio di infiltrazioni da parte dei violenti, hanno deciso di rimanere in città. Stesso copione nella città di Treviso dove alle cinque di sabato pomeriggio piazza dei Signori appariva piena di persone, che a vederle sembravano tante, ma erano poco più di 700. “Trieste chiama, Treviso risponde”, intonavano in coro. E poi ancora cartelloni e manifesti “no vaxismo” “governo assassino”, e toni del genere. La cosa non è andata tanto a genio ai commercianti e ai gestori dei locali che piangono ancora i danni da covid e che sul più bello che potevano contare sulle riaperture vedono le vendite ostacolate da quelli che dal movimento “Io apro” sembra siano passati al movimento “Io chiudo”. La manifestazione oltretutto non era autorizzata, tanto che il sindaco di Treviso Mario Conte si è infuriato. E non poco. E ha detto: “adesso basta”. “Queste manifestazioni sono una mancanza di rispetto – ha fatto sapere scusandosi con i turisti appena arrivati e i negozianti – per chi tenta di ripartire. L’anno scorso a quest’ora stavamo chiudendo le città. Oggi che potrebbero lavorare, per volontà di pochi rischiamo di subire gli stessi danni economici”. Perché i più arrabbiati sono proprio loro. I negozianti. E infatti bastava passeggiare per le vie che conducono al centro del capoluogo della Marca trevigiana per vedere negozi vuoti, plateatici semi deserti, bancarelle strozzate da una accozzaglia rumorosa di gente che protesta; cori, tamburi, megafoni, casse, microfoni. Tutti senza mascherina ovviamente. Tanto quella come ci insegnano quelli che stanno facendo di tutto per farci richiudere non serve. Il titolare di un bar ha dovuto mandare a casa tre dipendenti su otto per la carenza di lavoro. In giro si vedeva gente alzarsi dai tavolini, sbuffare, mandare al diavolo tutti e andarsene. Insomma non la cronaca tranquilla di un sabato pomeriggio da trascorrere in famiglia passeggiando per le vita della città a suon di caldarroste e tè caldo.

Anche a Milano ci sono stati disagi. Non pochi. E alla fine con le vie chiuse e il traffico in tilt, chi ci ha rimesso sono stati sempre i negozianti e i gestori dei locali. “Giù le mani dal lavoro”, gridavano i manifestanti imboccando corso Vittorio Emanuele, non capendo che proprio loro in quel momento bloccavano il guadagno di chi al sabato fa il 20% del fatturato. Ergo di chi anche al sabato porta a casa la pagnotta. In piazza c’erano 8 mila persone tra cui anche esponenti del gruppo Do.Ra., comunità militante dei Dodici Raggi di Varese ma anche esponenti dell’estrema sinistra. Ha sfilato anche l’ex brigatista, Paolo Maurizio Ferrari. Ma soprattutto ci sono stati denunce, segnalazioni e un arresto. La polizia ne ha identificati e denunciati nove del gruppo Do.Ra, emettendo nove fogli di via obbligatori dal comune di Milano. Dovranno rispondere di: apologia di fascismo, manifestazione non preavvisata, interruzione di pubblico ufficio e violenza privata. L’arresto è di un egiziano di 22 anni, già inutilmente colpito da un ordine di allontanamento e con numerosi precedenti a carico, e fermato per resistenza a pubblico ufficiale. Oltre a 40 persone identificate per “comportamenti insidiosi e violenti”. A Trieste invece la protesta si è sgonfiata. E al porto, questa bellissima conca sul Golfo, non c’è più nessuno. Se non gente che lavora, navi che arrivano, camion fermi ai varchi che caricano e scaricano, e una squadra della polizia che controlla e sorveglia. C’è anche un addetto alla viabilità che avviciniamo. Lui è uno di quelli no vax e no pass. “Non esiste. Io il vaccino a mio figlio non glielo faccio fare, ancora non ha 18 anni. E quando ne avrà 18 spero mi stia a sentire”.

Ma la libertà non dovrebbe valere per tutti? “Giù le mani dai bambini”, gridavano a Padova. “Giù i bambini dal palco”. Grida il buon senso. 

Serenella Bettin

Un commento

  1. Ciao Serenella, se gli esercenti si affiancassero ai manifestanti “veri”, forse il risultato sarebbe raggiunto prima. Siamo non dico tutti, perchè non è così, ma comunque in tanti sulla stessa barca, ma ognuno pensa al proprio orticello. Ne pagheremo tutti le conseguenze. Mi spiace vedere che il Giornale che era tra i miei preferiti, sia cambiato così tanto. Buona serata (per quanto possibile) e buon lavoro. Mario Ballerini.

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