Le materie prime non ci sono ma l’Italia pensa ai fascisti

Se penso che siamo riusciti ad andare oltre quando in Italia imperversava il virus, e rischiamo di fermarci col vaccino, mi viene il vomito.
Il vomito.
Se penso poi che la maggiore preoccupazione di una parte della politica italiana sia, in questo momento, dar la caccia ai fascisti mi viene ancora di più da vomitare.
Come se l’Italia ora fosse preda di quattro maniscalchi facinorosi che si divertono a devastare le sedi dei sindacati. Quelli sono estremisti.
Vedo politici impegnati a twittare e Facebookkare e dare la caccia alle streghe, finita da un pezzo, anziché preoccuparsi dei veri problemi della gente. Dei problemi veri della gente non si parla più.
“Chiudete Fn”, gridano da sinistra.
Si è perso il contatto con la realtà. Basta andare in qualunque porto o zona industriale che lavora da mattina a sera per capire che alla gente della caccia alle streghe e di questo presunto avvento del fascismo non frega niente. Poco. Nulla. Zero. Meno di zero.
Vedo politicanti sinistroidi chiedere in continuazione gli esami del sangue a quelli di destra. Il controllo giornaliero. “Dite che siete contro i fascisti!”, “Ditelo!”, “Dovete schierarvi contro i fascisti!”, come se in Italia tutto il centro destra fosse mosso da animi di squadristi che altro non fanno che manganellare la gente.
Berlusconi come Mussolini avevano detto.
Gente che non ha rispetto nemmeno della storia. L’avessero mai studiata. Mi fanno pena. Il tutto mentre da domani rischia di andare in lockdown l’intero Paese. I portuali si fermano. Gli autotrasportatori anche. Le merci non arrivano. Le materie prime stanno subendo rincari pazzeschi. Tempi di consegna biblici. Parlo con imprenditori che se prima attendevano quattro settimane per avere un prodotto, ora attendono sei mesi. Bollette alle stelle. L’industria della carta da 400 mila euro a un milione e seicentomila.
Per non parlare dei costi. Ne avevo anche scritto.
Titolari di aziende che pagano bancali di legname il quadruplo rispetto a quello che pagavano prima.
Ieri la Cnh Industrial ha detto che chiuderà temporaneamente alcuni siti produttivi di macchine agricole, veicoli commerciali e sistemi di propulsione in Europa, per le interruzioni alla catena di fornitura.
In giro, mentre la gente trema per il ritorno del fascismo, ci sono ritardi, carenze di prodotti, costi in crescita che continuano a tormentare le aziende e gli imprenditori che non sanno come fare.
Anche al Salone Nautico mi hanno detto che alcuni non hanno partecipato perché mancavano i pezzi. Non arrivavano. I ritardi poi di alcuni prodotti hanno reso impossibile fabbricarne altri.
Se si fermano i portuali poi siamo finiti. Il trasporto marittimo è la fonte principale che fa ruotare l’economia mondiale. Ne basta uno chiuso per provocare effetti a catena in tutto il mondo. Mancano magazzinieri, ispettori, scaricatori; le giuste norme poi di contenimento del virus, hanno raddoppiato i tempi di consegna, carico, scarico merci. Con il risultato di magazzini pieni perché le merci non si fanno uscire, magazzini vuoti, fabbriche chiuse, navi bloccate e camion fermi. Le merci si intasano provocando dei colli di bottiglia spaventosi.
Perché abbiamo sempre considerato tutto ovvio, normale, scontato. Quando la gente compra un divano o un televisore, o un’auto, si limita a vedere il prodotto finito. Non sapendo che dietro c’è un mondo che ci lavora. Un villaggio pieno di ingranaggi. Va a puttane uno.
Vanno in vacca tutti.
Questo mentre l’Italia è impegnata a dare la caccia ai fascisti.

#sbetti

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