Coronavirus: alla faccia della libertà

Dal diario di Facebook 12 marzo 0.33

Il prossimo che mi dice che in Italia si sta male io lo inc…. perché vi hanno dato quattro regole da rispettare e avete fatto quel caz che avete voluto.
Alla faccia del non poter essere liberi. Ingrati.
Mai avrei pensato la sera di un 11 marzo 2020 di sentire il presidente del Consiglio parlare a reti unificate davanti la Nazione per dire che l’Italia diventa un Paese dove si chiude tutto. Tutto. Sembrava la guerra. Uno di quei film con Shirley Temple che attende alla radio l’annuncio delle bombe o che la guerra finisce.
Questo per l’incoscienza e la delinquenza – sì secondo me chi se ne è strafregato è un delinquente – di giovani e non solo che anziché comportarsi secondo le regole si sono fatti prendere dalla “bella stagione” e sono andati al parco, in piazza, al mare, a giocare a briscola, a campi.
Sono andati a fare shopping. A farsi gli spritz. A farsi gli aperitivi.
Avete gridato nei social per anni che pretendevate il rispetto delle regole da parte degli immigrati. “In Italia si rispettano le leggi”,’ diceva qualche cazzone. “Qui vige il principio di legalità!”, diceva qualche altro facendo la voce grossa e ingoiando un oboe.
“Qui siamo abituati così”, diceva qualche altro cornuto. E poi.
Poi quando vi hanno chiesto in ginocchio di rispettare quattro regole in croce. Quattro. Ve ne siete fregati. Ve ne siete strasbatutti. Siete andati al pascolo. Siete andati a pascolare. Del resto solo quello sapete fare. Come tante “teste di cazzo”, in fila indiana, in massa, in mucchio, siete andati dove non si poteva andare, in barba alle norme. In barba alle recenti disposizioni. In barba ai decreti urgenti. Chiedetevi perché la Corea migliora giorno per giorno. Sì il Governo li aiuta, ma
loro stanno in silenzio. Obbediscono.
Mi meraviglio anche di come certa gente possa essersene strasbattuta di una normativa del genere.
Vi hanno detto di non andare ai centri commerciali, avete affollato bar e ristoranti. Hanno chiuso i ristoranti vi siete ammassati nelle piazze. Hanno chiuso le piazze siete andati nelle spiagge. Che stolti che siete. Come tante pedine impazzite a non sapere stare al proprio posto.
E allora oggi parlavo con una persona che mi ha telefonato per sapere come stavo e a un certo punto mi ha detto: “sai Serenella, qua il problema è che molti non hanno fatto il servizio militare”. Già. Vi sarebbe servito.
Ci sarebbe voluto un po’ di servizio militare. Per tutti. Quello con le contropalle. Bastavano anche solo due settimane. A me ne è bastata una all’Aquila e una in Kosovo per capire il rispetto. La gerarchia.
Il momento di stare zitti e andare avanti.
E invece tutti qua. A cinguettare dietro le farfalle.
Zaia ha detto che vuole vedere le piazze vuote. Che non vuole vedere gente in giro. Che non vuole vedere nessuno. Che non dovete uscire, andare a giocare a pallone, a carte, a tombola, a chissà che cazzo. E ancora la gente chiede su Facebook se può uscire con i bambini al parco, se può portare il cane a prendere il sole, se può andare a prendere una boccata d’aria.
Ora lo volete capire che dobbiamo stare a casa. Lo capiamo? Lo capiamo una volta per tutte?
Il virus non aspetta. Il virus non sta lì a pensare a quando attaccare. Il virus attacca e basta. Può starsene ovunque. Può saltellare di qua e di là. Siamo noi che lo portiamo in giro. Il virus non fa nessun chilometro se noi non lo trainiamo. Il virus non prende treni. Non prende aerei. Non sale sugli autobus da solo.
Sale se qualcuno ce lo accompagna. Sale se qualcuno ce lo porta.
I ragazzini che credono di essere in vacanza e vanno a farsi il giro in centro, io manderei a spalare la merda ai genitori. La merda che vedono i medici in ospedale questi giorni.
Non avrei mai pensato nel2020 di vivere un simile scenario. Di assistere a delle simili decisioni da parte di un premier. Di parlare alla Nazione implorando l’isolamento. Mai. Non può essere che gli anziani non lo capiscano. Non può essere che padri e madri non lo capiscano. Avete messo al mondo dei figli. Fatelo per loro. Non può essere che noi figli non lo capiamo. Non può essere che i ragazzi non lo capiscano. Ora sono loro che devono salvare i nonni. Quelli con cui giocavate d’estate quando avevate due tre anni. Quelli che vi hanno sempre detto sì. Quelli che vi hanno portato a mangiare il gelato. Quelli che vi hanno insegnato a leggere. Quelli che vi hanno preparato da mangiare. Quelli che non vi hanno mai fatto morire di fame. Ora non può essere. Non può essere che se hanno bisogno allora voi ve ne strasbattete. Non può essere che siamo così ingrati.
Il virus, quel mostriciattolo maledetto che ho sempre immaginato come un essere appiccicoso che si attacca e non si stacca e che si innesta sulle cellule dell’uomo, non cammina da solo.
Se sta da solo muore.
Facciamolo questo sforzo.
Facciamogli patire quello che ora patiamo noi.
Stiamo da soli per ammazzarlo.
#sbetti
#Coronavirus
#Storie2020

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