
Ci deve essere qualcosa di terribilmente schizofrenico nel sistema giustizia tale per cui si consente a chi ha causato e voluto un danno di poter chiedere a sua volta il risarcimento del danno per le conseguenze che lui stesso ha provocato.
E ci deve essere un qualcosa di altamente incomprensibile nel sistema che permette a rapintori e banditi, ai ladri, ai parenti dei rapinatori e dei banditi, ai conviventi dei malviventi, alle mogli, ai cugini, agli amanti perfino, di costituirsi parte civile facendo valere danni biologici e morali.
Perché poi se muore il derubato o il rapinto, ti danno zero euro. Invece se muore colui che il danno l’ha creato, il rapinatore, di euro gliene devi 780 mila.
Non ci credete? Lunedì scorso il tribunale di Venezia ha condannato, in rito abbreviato, a 15 anni di reclusione – che con la riforma Cartabia saranno ridotti a poco meno di nove – Leonard Shehu, il pizzaiolo che nel maggio 2024, ha derubato e ammazzato il tabaccaio di Jesolo, Roberto Basso. Per lui anche una provvisionale di 45 mila euro a testa, ai due fratelli della vittima. Quella vera. Nessun riconoscimento per i nipoti. Nemmeno per quello che ha trovato lo zio morto.
Mario Roggero invece, per essersi difeso durante una rapina, in primo grado – qui non ci sono riti abbreviati – di anni ne aveva presi 17. In appello ridotti a 14 e 9 mesi. Ma la provvisionale è ben più cospicua. Ossia 780 mila euro. Si è costituito infatti parte civile tutto il parentado dei banditi, la convivente di un rapintore, e perfino il convivente della madre di uno dei banditi, per un totale di 3 milioni e 277 mila euro. Non solo. Il reo ferito – erano in tre, di cui due morti – ha anche chiesto un danno per 225 mila euro. Leggendo le carte – se non fosse vero ci sarebbe da ridere, l’aggressore “potrà far valere il danno emergente e il lucro cessante”, ossia le occasioni di “mancato guadagno, ridotta capacità lavorativa, perdita di occasioni economiche” – che detto per chi ha commesso una rapina fa abbastanza sorridere. Oltre al danno morale – ve lo avevo già raccontato – per disturbo post traumatico da stress. Verrebbe quasi da dire, se fossimo matti, che in Italia conviene rubare. Anche perché quanto vale la vita di un rapintore? E quanto quella di un rapinato? Di un aggredito? Non per fare i sempliciotti, ogni vita ha la sua essenza, ma la persona che subisce il fattaccio, non può essere messa sullo stesso piano di colui il quale il fattaccio lo ha causato. Mario Roggero quel giorno stava lavorando nella sua gioielleria. Non è andato a caccia di banditi. Non si è improvvisato giustiziere. Stava lavorando come ha sempre fatto da 49 anni a questa parte. Stava producendo per procurarsi il pane. Volete altri esempi? Li trovate nel pezzo di oggi su Libero. Robertino Zancan. Il gioielliere veneto finito alla ribalta per il caso Stacchio, ha subito sette rapne, alcune anche molto cruente. Sapete quali sono stati i risarcimenti? L’IVA da pagare di tasca sua sull’assicurazione, mi ha detto ieri.
Nessuno lo ha risarcito. Quando l’ho chiamato era un fiume in piena.
Romina Vianello, la vedova del delitto di San Leonardo (fu cruento) a 18 anni dal fatto ha ricevuto 10 mila euro, con cui mi ha detto ci ha pagato gli avvocati.
Il fatto che non si capisca che chi viene aggredito non può essere messo sullo stesso piano di chi aggredisce è pressoché grave.
La legittima difesa, come ha detto Vittorio Feltri non è un discorso squisitamente giuridico. Ma bensì un istinto umano.
Il mio pezzo su Libero
Sbetti

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