Noto con svogliato che sono riapparsi i #vademecum per gli italiani in tutte le salse.
Pare di essere tornati ai tempi del covid, quando ti insegnavano a lavarti le mani, a lavarti i piedi, i peli del pube.
Ti istruivano su come non starnutire in faccia alla gente, come tossire mettendoti una mano davanti la bocca; e ti dicevano quanti metri potevi fare fuori casa.
Tutte cose, quelle relative all’igiene personale, apprese all’asilo e poi forse dimenticate e che secondo i nostri rappresentanti andava bene rispolverare.
Tuttavia mi auguro che quando sia passata definitivamente l’emergenza non ci sia qualcuno che mi tossisca in faccia.
Covid o meno, mi causa comunque un leggero ribrezzo ingoiare i microbi degli altri.
Così come mi causa una lieve repulsione mista a disgusto, avere a che fare con quelli che quando ti parlano ti si devono per forza accostare e metterti il naso davanti la bocca.
Io col distanziamento ci sguazzavo. Lo preferivo.
Ma veniamo alla situazione attuale.
Leggo che per quest’autunno, anzi a cominciare da ieri, dovremmo cucinare la pasta senza farla bollire, non portare a completa ebollizione l’acqua, fare un lavaggio delle lavatrici ogni due giorni, non lasciare i dispositivi come tv e decoder in stand by, far durare la doccia anziché sette minuti, cinque; spegnere i caloriferi se si è in un’altra stanza – qui forse entra in aiuto il calorifero con le rotelle amato dalla Azzolina che consente di riscaldare una stanza alla volta, lo puoi muovere, non causa ingombro, resiste alle ditate dei piedi ogni volta che ci sbatti addosso e previene le infezioni, semplice, pulito, senza contagio – poi abbassare le temperature di due gradi negli edifici e accendere quindici giorni dopo la normale accensione.
Nelle isole parlano anche di far partire i riscaldamenti l’8 dicembre, il giorno dell’Immacolata, assieme ai Mercatini di Natale oltre al vin brûlé, termosifoni per tutti, che bellezza.
Sinceramente sono un po’ ammorbata da questo sistema di regole proteiforme che prende molte forme. E mi chiedo perché ogni volta la responsabilità debba essere addossata agli italiani. Comportamenti virtuosi dovrebbero essere naturali, sta alla coscienza di ciascuno metterli in pratica. Certo se qualcuno vuole vivere come un rozzo zoticone sprecando e spandendo ovunque, la colpa non può essere di tutti.
Ma soprattutto con tutti gli sprechi che ci sono in giro perché non facciamo i vademecum per i pubblici?
Un esempio?
Le luci nelle biblioteche e negli uffici comunali spesso e volentieri rimangono accese. Interi vivai di lampioni che non servono a nessuno rimangono accesi ogni sera solo per far vedere l’immensa opera nuova di zecca acquistata dal Camerun. Aziende con luci fuori che paiono luna park in funzione e comuni con fognature obsolete e uno spreco d’acqua che potrebbe servire un Paese. I riscaldamenti negli edifici pubblici sono stati sempre accesi, dal 15 ottobre fino agli anni scorsi. Quando entri trovi dipendenti in maniche di camicia e abbigliamenti primaverili quando fuori ci sono meno 8 gradi.
In tutto questo, i vademecum sono per gli italiani? Forse è il caso che qualcuno, anche per le scelte fatte totalmente ottuse e per niente lungimiranti, faccia mea culpa.
E occhio a mettere troppi punti, la maglia si fa stretta.

sbetti