
Oggi torno a parlare di Mario Roggero perché un momento per starsene raccolti con i propri pensieri e lasciarli scorrere nella propria mente bisogna pur averlo.
E lo faccio dopo aver scritto un pezzo uscito oggi, 15 ottobre, su Libero.
Mario Roggero è chiuso dentro al carcere di Bollate dal 17 luglio scorso. Oggi sono novanta giorni. Novanta.
Ha perso dieci chili. Dieci.
Novanta giorni che un uomo perbene, di 72 anni, padre di quattro figlie, nonno di otto nipoti, è chiuso dentro una cella, vivendo un pezzo di vita “che per quanta immaginazione tu possa avere, non puoi capire”. Non lo scrivo senza cognizione di causa.
Mario Roggero lì dentro non è in vacanza. Non sta facendo un picnic con Bossetti, alla faccia della pizza.
Sta soffrendo particolarmente. Ha perso parecchio peso. E non di certo perché sta facendo un dieta detox.
Roggero dorme in un letto che non è il suo, deve condividere il bagno con altri detenuti, mangia a orari prestabiliti. E non ha più spazi suoi.
Ieri la Lega è tornata con forza a chiedere la grazia al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e l’ha fatto tramite il senatore piemontese Giorgio Maria Bergesio che è già andato a trovarlo in carcere più volte. “Il presidente Mattarella – ha detto Bergesio a Palazzo Madama – ha recentemente concesso la grazia a tre persone, tra cui il gioielliere Guido Gianni, di anni 66. Oggi chiedo che venga valutata la stessa possibilità per Mario Roggero, di anni 72, vittima di una rapina, e oggi detenuto a Bollate”
Mario Roggero, infatti, è fisicamente e moralmente provato, “molto scombussolato”.
In carcere non riesce nemmeno a leggere i suoi libri con serenità, – altro che pizza con Bossetti – e non perché non abbia tempo, ma perché quando ti tolgono la libertà, una cappa di oppressione ti schiaccia la mente.
E questo accade in un Paese, per così dire, troppo clemente e troppo permissivo, con i mafiosi.
Dato che in sei mesi ci sarebbero stati duecento permessi premio. Premio poi. Quale premio?
Viviamo nel Paese che elargisce premi ai detenuti per reati di mafia. Premi ai tossicodipendenti che potranno tornare liberi.
Che razza di Paese è il nostro?
Permessi concessi, evidentemente, con troppa facilità dalla magistratura di sorveglianza. E va bene mi direte, sono casi diversi.
Grazie tante, ci arrivo anche da sola.
Ma possibile che non riusciate ad avere un po’ di umanità per un uomo che quel giorno in preda a un gravissimo shock emotivo, in balia degli eventi, in dieci minuti di lucidità persi, ha preso un’arma e ha sparato per difendere moglie e figlia?
Possibile che non riusciate ad avere un briciolo di empatia? Perché allora questa non è una pena detentiva, non è una misura rieducativa. È una punizione. Un messaggio per gli italiani: “Ecco cosa ti accade se ti difendi”.
Però c’è anche l’altro lato della medaglia che non avete valutato. Che messaggio stiamo dando agli italiani? Che messaggio diamo ai cittadini onesti e perbene? Una domanda che Mario mi aveva rivolto anche la sera della sentenza di primo grado in cui arrivai a Grinzane Cavour in fetta e furia.
Che messaggio diamo? Che se delinqui abitualmente sei libero e invece se lavori una vita e vorresti solo godersi il quarto che ti rimane, vieni messo in gattabuia? È questo il messaggio?
Mario Roggero non è un delinquente. È una vittima. Quel giorno ha difeso moglie e figlia, affrontando tre malviventi da solo. Tre banditi che hanno scelto quel 28 aprile 2021 di andare ad aggredire e far del male. Roggero non ha potuto scegliere. E non può scegliere nemmeno ora.
Quanti altri chili dobbiamo aspettare che perda, un uomo di 72 anni, prima di tirarlo fuori di lì?
sbetti


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