
Post della notte dopo l’ingresso in carcere di Mario Roggero
Avrei voluto mandargli un messaggio questa sera quando ho visto queste immagini di Mario Roggero attorniato e accerchiato dai cronisti, come facevo di solito. “Mario forza! Non mollare! Tieni duro”.
Ma non ho potuto. Non ho potuto perché quando le ho viste, Mario era già in carcere.
Ci eravamo appena salutati.
Domani su Libero trovate la sua ultima notte fuori della prigionia e le ultime ore.
Avrei voluto prendere in mano quell’aggeggio del telefono e scaraventarlo sul cruscotto dell’auto.
Mario Roggero oggi si è costituito nel carcere di Bollate.
E quello che avete visto è solo una particella minuscola di quello che è Mario Roggero. Le ultime ore in compagnia dei suoi cari sono state drammatiche. Angoscianti. L’attesa che lo separava dalla libertà all’afflizione sono state logoranti. Roggero ha affrontato i cronisti con il suo piglio di sempre, per chi si accontenta di commentare in superficie, senza andare nel profondo delle cose. Animo combattente, spirito guerriero, passione vorace per la vita – ha detto che deve imparare l’inglese – e uomo dai buoni sentimenti.
Ho ammirato la sua forza. La sua determinazione. Il suo coraggio. Quello di un uomo che nonostante stia per varcare i cancelli, di quel luogo buio e tempestoso, mantiene la sua fermezza d’animo. E non si piega dinanzi alle prevaricazioni. Alle difficoltà. Alle diffamazioni.
Ai cronisti ha detto che è una ingiustizia, che è una condanna all’ergastolo. Che è una pena dove rapinatori e ladri ci andranno a nozze. Molto vero. Perché in Italia se vieni rapinato finisci in galera. Invece se sei tu il rapinatore, puoi costituirti parte civile, si possono costituire tutti i parenti, amanti degli amanti, figli dei cugini, dei nipoti, e non ti fanno niente. Il rapinatore rimasto ferito nella terribile rapina che subì Roggero sapete dov’è ora?
Libero signori. Libero. È libero in Liguria.
E attende il risarcimento per “danno emergente, lucro cessante” – stiamo parlando di un rapinatore- e perché la rapina gli ha causato troppo stress. Cioè è stata una rapina stressante.
Questa è l’Italia delle anime belle.
Roggero non è solo quello che avete visto in quei due minuti, in cui accorsi lì fuori gli hanno strappato due dichiarazioni senza manco guardarlo negli occhi. Roggero in questi mesi, in questi ultimi anni, io lo conosco da anni, ha vissuto enormi ed enormi tribolazioni. Per non parlare di quelle prima del 2021, quando dopo la rapina del 2015, gli venne diagnosticato un disturbo post traumatico da stress. Nel 2015 lo massacrarono di botte. Lo lasciarono agonizzante sul pavimento. I malviventi furono condannati a dare a Roggero 90 mila euro. Sapete quanto gli hanno dato? Cento euro. Cinquanta euro un bonifico. E cinquanta un altro.
Quando ho visto Roggero questa sera superare la soglia di quel carcere, quel metro d’aria che ti separa dalla libertà alla pena, mi sono sentita morire. L’ho visto barcollare. Vacillare. Piangere. Lasciare indietro gli affetti che non sa quando potrà rivedere. Ma è molto più facile fare i professionisti della comunicazione e commentare col sedere al fresco, dalla sedia di casa. Sperando che non vi accada mai niente. Quando ho smesso di piangere, ho alzato gli occhi al cielo. Il sole che stava tramontando era una palla di fuoco. Domani l’alba risorge sempre. Ti tireremo fuori di lì.
sbetti
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