Prima pagina di Libero uscito il giorno dopo la sentenza che condanna Mario Roggero

16 luglio 2026

Libero è il nome della testata di questo giornale diretto da Alessandro Sallusti e fondato da Vittorio Feltri. E oggi sotto il nome di quella testata LIBERO c’è il volto di un uomo di 72 anni trafitto da una pena che fatico a pronunciare. Dare quattordici anni e nove mesi a un uomo che si è sempre comportato onestamente, che ha sempre lavorato, marito, padre di quattro figlie, nonno di otto nipoti, è come condannarlo all’ergastolo.
Significa fargli passare l’ultimo spicchio della sua esistenza in carcere. Colpevole di essersi difeso. L’ultima telefonata prima di costituirsi in carcere in carcere, ieri, l’ha fatta con noi.
“È finita”, continuava a ripetere in lacrime. “È finita”. Perché quando ti capita una cosa così tra capo e collo, si crolla per forza. Roggero, ieri, avrebbe voluto passare una serata insieme con la sua famiglia, rimettersi in auto, dopo una giornata attesa a passare la sentenza, mettendo un punto a questo terribile tormento e affanno che ha rovinato gli ultimi anni della sua vita. La sua e dei suoi cari. Ma non ha potuto. Ieri, quella telefonata da parte del suo avvocato, a fine udienza, ha cambiato tutto. Era in auto con la sua famiglia. È bastato il tempo dello scatto alla risposta per porre fine alla speranza e farlo piombare nella afflizione. Il carcere. Le manette. Le celle.
Così, come fosse un delinquente.
L’equilibrio sociale si è rotto. Si è spezzato. Quel distinguo nitido e ben visibile al senso comune, tra aggressore e aggredito, tra chi porta la violenza e chi a quella violenza reagisce, non esiste più.
Stamattina Mario Roggero mi ha scritto: “Porta avanti questa battaglia per me”.
Oggi quella scritta sopra la sua testa, LIBERO, mi restituisce speranza. Non lo lasceremo solo.
Mario Roggero non può restare in carcere.
Mario Roggero deve tornare LIBERO.

sbetti


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