
Pezzo uscito su Libero, il giorno prima della pronuncia di condanna a 14 anni e 9 mesi a Mario Roggero
Quattordici anni e 9 mesi pendono sulla testa di un uomo di 72 anni, che oggi saprà se finirà il resto della sua vita in carcere o meno. Quattordici anni e 9 mesi per essersi difeso da una brutale rapina. E l’appello che ieri ha lanciato nei social è straziante. Gli occhi colmi di lacrime. La voce spenta. E quel nodo in gola che fatica ad andarsene. Un lungo appello affidato alla sua pagina su Instagram giunta ormai a quasi sessantamila followers con milioni e milioni di visualizzazioni. “Mi sono difeso da una brutale rapina – si legge nella bio – e mi hanno condannato a 14 anni e 9 mesi. Mi chiamo Mario Roggero, sono un gioielliere e ho 72 anni”. Di lui vi avevamo già ampiamente parlato, anche con una recente intervista dell’8 giugno scorso.
Lui è il gioielliere di Grinzane Cavour, paesino in provincia di Cuneo, che il 28 aprile 2021 subì una rapina nel suo negozio. Per aver impugnato l’arma e aver sparato ai rapinatori, uccidendone due e ferendone un terzo, ora rischia 14 anni e 9 mesi di reclusione. Oggi la Cassazione deciderà se confermare la condanna in appello o meno. Una pena ridotta rispetto al primo grado, di anni 17.
Per lui è appena trascorsa l’ultima notte, quella forse da uomo libero. “Ci siamo. Domani – oggi per chi legge – sapremo se andrò a finire in carcere o se potrò continuare a vivere la mia vita liberamente con la mia famiglia, con i miei affetti, con mia moglie Mariangela, le mie quattro figlie, con i miei amati nipotini. Questa attesa ci sta logorando”. Queste le parole che affida alla sua pagina Instagram. “Da anni stiamo sopportando questo supplizio, che non abbiamo voluto. Ho fatto una vita intera di sacrifici dedicandomi alla mia famiglia e al mio lavoro. Oggi sono nonno di 8 meravigliosi nipoti e il mio sogno sarebbe stare al loro fianco per vederli crescere. L’idea di non poterci essere per colpa di un’ingiustizia mi fa stare veramente male”. E che Roggero stia male, lo può confermare chi scrive. Non un giorno, non un’ora, non un minuto, in cui Roggero non abbia pensato a quella rapina. Al terrore provato. Alla paura di quel giorno, per sé ma soprattutto per la propria famiglia. Quel giorno, lui, come da 49 anni a questa parte ha sempre fatto – anche l’altra sera era in negozio per effettuare le “ultime” consegne nel caso in cui dovesse finire dietro le sbarre – stava lavorando nella sua gioielleria quando tre individui a volto coperto – uno faceva da palo in auto – fecero irruzione nel suo negozio, la sua proprietà, la sua creazione. Il primo entra. Chiede di vedere della merce. Poi tira fuori una pistola e la punta in faccia alla figlia. La afferra e la lega con delle fascette. Il secondo individuo va dietro al bancone. Prende la moglie. Le dà un pugno al volto. E la minaccia con un coltello alla gola. Roggero quel giorno si vede puntare una pistola in faccia, con un conto alla rovescia che continua a tormentarlo tutte le notti. In una frazione di secondo ripercorre tutta la sua vita. “Cinque… quattro… tre… due…”, grida il bandito. Al “due” Roggero lo supplica. “Ti prego non sparare, ti do tutto”. Ne nasce una violenta colluttazione. E non è la prima rapina che subisce. Nel 2015 lo massacrarono di botte e lo lasciarono, agonizzante, sul pavimento. Quando i banditi nel 2021 gli chiedono di aprire la cassa, lui si ricorda di avere l’arma. Quando i rapinatori escono dal negozio, si avvicina all’auto e spara. “Non volevo uccidere”, ha sempre detto. “Ho agito per difendere me e la mia famiglia”. Ma secondo i giudici Roggero non avrebbe agito per legittima difesa perché ha inseguito i rapinatori e poi ha sparato, e questa azione, sempre secondo i giudici, non era necessaria per difendersi. “Se la condanna fosse confermata – continua Roggero nel video – vorrebbe dire la chiusura della nostra attività, lasciando veramente tutta la mia famiglia in grave difficoltà”. Il video è stato rilanciato anche dal vicepremier Matteo Salvini. Poi Roggero ha concluso con le mani giunte, invocando una preghiera. Quelle stesse mani tremanti con cui ha impugnato una pistola per difendersi. Quelle stesse mani che per una vita intera hanno costruito gioielli e montato ingranaggi di orologi, che ora segnano il passare angosciante dei minuti.
Serenella Bettin


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