
Piano piano sono venute giù tutte. Le accuse che da oltre dieci anni tengono Alberto Stasi chiuso dentro al carcere di Bollate, ora sembrano scomparire senza lasciare traccia. Se non quella che riporta Stasi, sulla scena del crimine, non da assasino ma da scopritore del corpo. La nuova indagine coordinata dalla procura di Pavia, ha smontato uno a uno tutti gli elementi che hanno portato Stasi alla condanna. E nel quasi ventennale scempio della storia giudiziaria italiana, ora sul tavolo dei giudici parrebbero esserci degli elementi destinasti a riscrivere la storia del giallo di Garlasco. Intanto l’orario e la durata dell’aggressione. La consulenza della anatomopatologa Cristina Cattaneo, posticipa la morte di Chiara Poggi, fidanzata di Stasi. Chiara quindi non sarebbe stata uccsa tra le 9.12 e le 9.35 di quel 13 agosto 2007, ma almeno mezz’ora dopo, ossia quando Alberto stava lavorando alla sua tesi.
Poi le impronte di scarpe in casa. Oltre alla famosa impronta a pallini, ne esiste un’altra a V, compatibile con le Lacoste di Stasi. Un argomento questo di fondamentale importanza dato che fu decisivo per condurre Alberto dietro le sbarre. Il nodo dei giudici che hanno inferto la pena, era sempre quello: le scarpe pulite. Ma oggi si scopre che potrebbe essere come Stasi ha sempre raccontato.
Poi i pedali. Quanto abbiamo sentito parlare di scambio di pedali, scarpe a pallini, biciclette sparite, video raccapriccianti che poi tanto raccapriccianti non sono. Nei pedali, se fosse confermata l’ipotesi, c’è stato un errore clamoroso. Ossia lo scambio – per errore? – dei tracciati. Il dato del dna presente sui pedali, sarebbe identico, al dato del dna rinvenuto sul cucchiaino usato per la colazione da Chiara Poggi. Una coincidenza che secondo i nuovi inquirenti è scientificamente impossibile.
E poi la perizia Albani che certifica la compatibilità del materiale biologico sulle unghie di Chiara con il dna di Andrea Sempio. Il nuovo indagato appunto, che si è sempre detto innocente. A suo carico ci sarebbero altri indizi, la compatibilità del dna trovato sulle unghie di Chiara appunto, la famosa impronta 33 sulle scale – quanto abbiamo parlato di questa impronta 33, e il falso alibi dello scontrino di Vigevano. Indizi smontati e rimontati, oggetto di contestazioni e consulenze da parte dei suoi avvocati difensori.
Rimane il fatto che Andrea Sempio che all’epoca aveva 19, ora è l’unico indagato del nuovo procedimento. Alberto Stasi venne assolto, prima nel 2009, e poi in appello nel 2011. Una sentenza che poi fu annullata dalla Cassazione e Stasi venne condannato a 16 anni. Da quel 13 agosto 2007, sono diciannove anni che assistiamo a questo scempio giudiziario, dove la giustizia italiana ha toccato il suo livello più basso.
Mai c’era stato un caso così tanto discusso, battuto, sviscerato. E le uniche sviscerazioni sono quelle fatte dalla nuova indagine e dai giornalisti, che hanno fatto il lavoro che all’epoca avrebbero dovuto fare gli investigatori. Per diciotto lunghi anni abbiamo assistito a dibattiti, prove apparse, riapparse e scomparse, indizi, testimoni manifestati e spariti, affidabili e inaffidabili, errori clamorosi, pm indagati e non indagati. Ci sono state vittime infangate e deturpate, famiglie ingannate, tradite, frullate e mescolate nel tritacarne del chiacchiericcio della gente.
Garlasco è diventata la cittadina che tutti conoscono. Quella che tutti sanno. Quella famosa per il delitto di Garlasco. Garlasco. Stup*ata, rivoltata e rovesciata come un calzino. Dove da 19 anni va in scena l’archetipo dell’orrore.
Quando l’altra sera un amico mi ha detto: “forse dovremmo solo ammettere che la giustizia qui ha fallito e rassegnarci al fatto che ormai non si possa più trovare un colpevole”, gli ho risposto che no. Non si può. Non si può fallire con la vita delle persone. Non ci si può rassegnare. Perché se questa sera ti incontri con un amico e domani lo trovano morto il primo a essere indagato sei tu. E a quel punto ti auguro di non diventare il secondo Alberto Stasi.
A meno che non sia al di là di ogni ragionevole dubbio.
sbetti
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