La procura di Pavia si prepara a chiedere una revisione del processo che ha portato alla condanna di Alberto Stasi. E ora, vada come vada, la nuova indagine avrebbe escluso Stasi, condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi, dalla scena del crimine.
Nel chiacchiericcio narcisistico da social e negli intrecci mediatici, tuttavia, c’è stata una diatriba che si è manifestata in modo tumultuoso e chiassoso, soprattutto da parte di chi non ha mai visto un libro di diritto.
Ossia, che il processo ad Andrea Sempio, l’unico indagato della nuova indagine appunto, sia correlato con la revisione della sentenza di condanna di Alberto Stasi. Niet.
Questa mattina il procuratore generale di Milano Francesca Nanni ha messo fine a questa ennesima disputa da scrolling infinito che sequestra il cervello e che stava prendendo una piega a metà tra le lezioni accademiche di giurisprudenza e le tifoserie da stadio. Tutto va in base all’onda politica. Quella dell’innocentismo o del colpevolismo di Alberto Stasi.
La procuratrice Nanni ha asserito che il processo ad Andrea Sempio, prescinde dalla richiesta di revisione della condanna ad Alberto Stasi. E che la procura di Pavia mantiene in sostanza la sua autonomia.
Amen.
Pace fatta quindi tra le tifoserie dei social e che ora dovranno inventarsi qualche altro dilemma per raffreddare le natiche con l’arrivo del caldo.
Ma in cosa consiste la revisione.
La revisione è un mezzo straordinario di impugnazione che consente di riaprire un processo ormai concluso. Un modo per correggere – ammesso che dopo 10 anni di carcere si possa usare questo termine che ricorda molto gli errori scritti a penna sbianchettati con il correttore- ecco un modo per correggere gli errori giudiziari, quando per esempio emerge che una persona condannata possa essere innocente.
L’altro giorno, in un incontro blindato durato 45 minuti, si è andato delineando forse il più clamoroso giro di boa del giallo di Garlasco.
Da una parte c’era il procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone, e dall’altra la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni. Il tema era appunto proprio questo: la possibile revisione della sentenza di condanna di Stasi. Tradotto: la procura generale valuterà gli atti raccolti dalla procura di Pavia intenta ormai da tre anni a riscrivere il delitto di quel 13 agosto 2007. E poi valuterà una eventuale richiesta di revisione. Nessuna dichiarazione, niente di niente.
Ma qualora ci fossero gli estremi, l’istanza di revisione sarà presentata alla Corte d’Appello di Brescia. Le nuove prove arrivano dalla nuova indagine su Sempio dei carabinieri di via Moscova. Perché per la procura pavese quella sentenza è un errore. Erano giuste quindi le due sentenze che assolsero Stasi ed è sbagliata invece quella che lo condannò. Non fu un delitto lampo. Chiara rimase a lungo a terra. L’assassino forse la credeva morta. E quando si riprende, viene colpita di nuovo. Come avrebbe fatto Stasi in così poco tempo? In più spostando l’orario della morte di Chiara, Stasi in quel momento stava lavorando alla sua tesi.
L’avvocato Francesco Gallo questa mattina in una diretta televisiva ha detto che accade poche volte, pochissime, mai quasi era accaduto – se non rarissime volte – che nella storia giudiziaria italiana un pm si rechi dal procuratore generale per discutere di una eventuale revisione. Vuol dire che per farlo, hanno veramente ben altro in mano.
Se le sentenze di assoluzione fossero veramente quelle giuste, si tratterebbe di uno degli errori giudiziari più macabri della giustizia italiana.
Quello che ha condotto in carcere un ragazzo di 32 anni, dopo che per due volte era stato assolto.

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