La settimana scorsa mentre stavamo girando un servizio sulle borseggiatrici e sui borseggiatori a Venezia, il cameraman che era con me Massimo Belluzzo è stato aggredito da un borseggiatore alquanto violento. Costui l’ha preso per il collo, strattonato, gli ha stretto il collo sotto il braccio, e ha tentato di stritolarlo, piegandolo a terra. Se non fosse stato per l’intervento della nostra scorta, sinceramente non so come sarebbe andata a finire. Massimo in quel frangente non riusciva a liberarsi. Ha gridato all’uomo di lasciarlo stare, ma questo non ci sentiva. Ci son voluti due uomini della scorta che l’hanno preso di peso e hanno fatto sì che Massimo riuscisse a divincolarsi. Ora queste cose destano sempre un tale sconcerto, e una tale rabbia e impotenza soprattutto per chi le vive. E per chi, grazie al nostro lavoro, ha questo privilegio di poter raccontare.
Ma quando si raccontano l’impunità e la sensazione di una città totalmente allo sbando, tenuta sotto scacco da intere bande di borseggiatori, la frustrazione oltre che negli occhi di chi la racconta, la si percepisce anche negli occhi di chi ascolta. La banda che abbiamo intercettato e che ha aggredito l’operatore è la stessa banda di cui fa parte colui che a novembre scorso, aveva sferrato un pugno in faccia al cameriere, “colpevole” di aver sventato un furto. Saddik si chiama. Ricordo ancora il giorno che lo intervistai. Correva una tale rabbia nelle sue parole e nelle dita delle sue mani. Che vibrava perfino la lingua.
Perché ora funziona così. Non si parla più di “soli” borseggi, ossia di ladri e ladre che infilano le mani dentro borse e valigie, facendo piangere migliaia di turisti e residenti. No. Anche se qualcuno sembra far finta di niente.
Si parla di vere e proprie rapine. Aggressioni. Si sono fatti violenti. E se tenti di ostacolare il loro lavoro, o di disturbarli, il risultato è un pugno in faccia. O una lama che spunta. O le mani addosso.
Prima dell’aggressione a Massimo Belluzzo, avevamo giusto intercettato il “pugile” che aveva sferrato quel gancio in faccia al cameriere, e nonostante sia stato denunciato, segnalato, nonostante tutti sappiano tutto, è ancora libero in città di rubare. Di aggredire. E di minacciare la gente. Ho parlato con delle persone terrorizzate, minacciate proprio da questa banda qui. Ma tanto in città ormai regna l’impunita. È da un mese che praticamente alberghiamo a Venezia per documentare il fenomeno dei borseggiatori e delle borseggiatrici. E ne abbiamo viste di tutti i colori. Perfino borseggiatrici che si rifugiano dalla polizia locale. Dalla Polfer. Dai carabinieri. Sguazzando nell’illegalità, chiedono protezione e aiuto. Ci è capitato di beccare borseggiatrici con le mani nel sacco, consegnate alla polizia, e il giorno dopo ce le siamo ritrovate sul Ponte di Rialto, a borseggiare di nuovo.
Poi non diteci che va tutto bene. Perché non va bene un cazzo.

sbetti

Il nostro servizio in onda a Fuori dal coro

🎥 Riprese: Massimo Belluzzo, Manuel Lazzarin, Giselle Chan

🎞️ Montaggio: Daniele Conti

👉 https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/fuoridalcoro/difendiamoci-il-reality-delle-borseggiatrici-di-venezia_F313480901036C05


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