Quello che vedete in foto e che mi mette, gaudiosamente, una mano sul volto è il parroco di Vicofaro. Don Massimo Biancalani.
Questa settimana sono stata a Pistoia a trovarlo.
Ci sono andata perché due settimane fa nella sua parrocchia, dove accoglie circa 200 migranti, un liberiano ha tentato di violentare una donna e il parroco lo ha difeso.
Devo dire, invece, che l’accoglienza a me riservata non è stata delle migliori.
Ho aspettato il parroco. E quando gli ho detto che ero una giornalista di Rete 4, mi ha salutato con una mano gaudiosa sul volto. L’ha trascinata quella mano e sinceramente non mi è piaciuta per niente.
“Don Massimo Biancalani?”, gli ho chiesto quando l’ho visto scendere dal furgone. “Sì certo”, mi ha risposto lui. Ma non ho fatto in tempo a cominciare a parlare che lui mi ha accolto così.
Avrei voluto reagire subito, ma ho detto: “No Sere, fallo parlare e glielo dici dopo”. E così ho fatto.
Quando gli ho chiesto conto di cosa fosse successo quella sera, lui mi ha risposto che un migrante si era accompagnato con una donna, e ha sottolineato straniera, in comunità. Si erano adagiati su un materasso. E lui lì avrebbe cominciato la violenza. Ma, mi ha detto che lui non era presente. La ragazza ha cominciato a urlare. E gli altri migranti del centro hanno fermato l’aggressione e hanno allontanato sia l’aggressore che la vittima. Lì per lì ho strabuzzato gli occhi.
“Come? Ha allontanato anche la vittima?”.
“Sì, certo”, mi ha risposto lui. “Ma la vittima non è una nostra ospite. Non siamo mica il pronto soccorso”.
“Ma le pare normale – gli ho rimbeccato – che qui tre giorni prima c’era stato un evento per la violenza contro la donna e lei allontana anche la vittima? Non le pare un controsenso?”
Ma il don non ha saputo rispondermi.
Del resto un problema evidente questo. La sinistra si occupa di violenza solo se a commetterla sono i maschi bianchi. La destra, invece, solo se sono gli immigrati. Solo che la destra è ancora peggio. Perché mentre la sinistra ha un programma e conduce una battaglia contro la violenza sulle donne. La destra fondamentalmente se ne fotte.
Detto ciò il parroco mi ha detto delle cose abbastanza inquietanti. Farneticando e dileggiandosi sul fatto che anche gli italiani commettono violenze. Io gli ho detto che non può e non deve essere una giustificazione e che non ne faccio una questione di nazionalità.
Ma che mi dà molto fastidio che sia stata allontanata anche la vittima.
“Spetta alla vostra amica Meloni – mi ha risposto lui – intervenire”.
Gli ho risposto che io, quando svolgo il mio lavoro, non ho amici e che i politici mi stanno antipatici tutti quanti.
E che mi dà fastidio questo tentativo di normalizzare la violenza perché lui continuava a ripetere che quella del liberiano era una semplice molestia.
Ma io considero violenza anche un semplice sguardo non voluto. Una palpata sul sedere.
Alla fine però gliel’ho detto.
“Quando io sono scesa dall’auto – caro don – e l’ho raggiunta, lei senza mai avermi visto prima, nei primi secondi del nostro incontro, mi ha messo una mano sul volto”.
Per carità, lungi da me dal considerare ciò violenza.
Lui mi ha risposto che è un gesto di cortesia. Ma sinceramente di cortesia non ci vedo niente.
Se mi presento come professionista in un posto, intendo essere trattata tale. Non lo vedo né un gesto cortese. Né un gesto carino. Lo trovo un gesto assolutamente inappropriato e fuori luogo. E poi. Se fosse stato un giornalista uomo lo avrebbe fatto?
Sappia il parroco che io non mi faccio intimidire da nessuno.
Il mio servizio a Fuori dal coro

Montaggio di Luca Rubbo

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