Alessandra Matteuzzi

Ho letto il commento di qualche imbecille che dice che se vai vestita in un certo modo è normale che il tuo lui sia geloso. Come se la donna fosse di proprietà dell’uomo. Come se la responsabilità fosse sempre attribuita a qualcuno. “Non volevo”. “Mi ha provocato”. “Non accettavo la separazione”. “Ho perso la testa. Ero geloso”.
Questo usano nelle aule di giustizia quando qualche rozzo troglodita tenta di difendersi dalle accuse.
Balle. Enormi sconsiderate balle.
Alessandra Matteuzzi, 56 anni, è stata ammazzata da Giovanni Padovani, il giocatore di 27 anni di non mi ricordo qualche squadra e manco mi interessa.
Lui prima ha usato un martello. Poi una mazza. Poi una panchina. Poi le ha sfondato il torace. Fino a sfracellarle il cranio. Una bestia. Una furia.
Lei lo aveva già denunciato per stalking. Tre settimane prima. Ma quella denuncia non è valsa a niente. Avrebbe anche potuto non farla. Carta straccia. Adatta a pulircisi il sedere.
Eppure lei aveva spiegato tutto.
Lui aveva un controllo maniacale dei suoi social. Le aveva rubato le password di accesso, le mail, le controllava i profili. Whatsapp di lei era collegato a un dispositivo di lui che gli consentiva di vedere tutti i messaggi che lei mandava.
Lui controllava stati, notifiche, like degli altri, ultimi accessi, spunte blu. Perché non rispondi. Chiamami. Un vero e proprio pazzo.
Quel controllo che diventa ossessivo, maniacale, ossessionante.
Alessandra aveva il terrore di lui. Molte volte lo assecondava perché lui era una mina vagante. Aveva il timore di trovarselo davanti quando rincasava la sera, di trovarselo dietro la porta, o quando apriva le finestre; mesi di persecuzioni, dove lui una volta le aveva perfino staccato la corrente.
Nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari si parla di “eccezionale pericolosità e assoluta incontrollabilità delle azioni”, ma nonostante questo il grido di aiuto di Alessandra è rimasto inascoltato. Lì, come un urlo nel vuoto, a cui non risponde nessuno. Nemmeno l’eco.
Il pm, imbarazzante per davvero, fossi in lui mi vergognerei, ha detto che non hanno potuto fare ulteriori indagini, perché i teste erano in ferie.
Ma da che mondo e mondo, si possono interrogare anche se sono al mare.
Anche perché, i testimoni saranno stati anche in vacanza certo. Ma ora Alessandra è sottoterra.
Ma mi raccomando continuate a mettere le panchine rosse nelle piazze. Solo il sedere ci possiamo poggiare.

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