Il caso dello stupro finito nei social

Tutti a gridare contro il video dello stupro finito nei social, ma nessuno si indigna per quello che ha dichiarato chi ha fatto le riprese col telefonino.
Sto seguendo con ignavo interesse la sterile polemica emersa sul fatto che Giorgia Meloni – come tutto il resto del mondo – si sia resa colpevole di aver condiviso il video di quella povera ragazza ucraina stuprata dal 27 enne guineano.
Il fatto è accaduto domenica mattina alle sei a Piacenza.
E davvero non riesco a capire dove sia il problema. Ora tutti a dar lezioni di etica ma c’era stata una volta – non molto tempo fa – in cui un quotidiano aveva diffuso nomi e cognomi di una donna e dei suoi figli vittime di violenza.
Nessuno si era tanto scandalizzato per il fatto che una donna, ancora viva per fortuna, finisse in prima pagina con nome cognome indirizzo virgolettati eccetera eccetera.
Mi rendo conto però che le campagne elettorali, a partire da quelle comunali, da un po’ di anni a questa parte stiamo rasentando la soglia dello squallido.
Il video, condiviso da tutti nei social, forse altro non voleva fare che denunciare uno stupro.
Era totalmente oscurato, già pubblicato da un sito, dove le fisionomie del volto e del corpo manco si vedevano.
Non so se ce ne fosse un altro che girasse ma non credo.
Qualcuno ha detto che ̬ un modo becero di fare campagna elettorale ma posto che ancora gli umani non possono prevedere il futuro Рnemmeno la Meloni Рnessuno poteva sapere che quello stupro sarebbe avvenuto a distanza di circa un mese dalle elezioni.
Non credo manco che il guineano abbia fatto questo ragionamento. Cioè dire: “Aspetta che violento una donna così ci costruiscono su qualcosa per la campagna elettorale”. Quello manco sa che qui si vota.
Ha visto una ragazza e l’ha violentata.
Ma la polemica sorge soprattutto dopo l’omicidio in diretta di Alika.
Quel video la gente se l’è bevuto nei social in tutte le salse. Qualcuno inclinava perfino il cellulare per vedere se riusciva a scorgere qualcosa in più. Usato da destra, sinistra, centro, avanti e indietro.
Quel video come quello dello stupro è finito vignetta di un partito che ci ha appiccicato sopra il proprio simbolo.
Ma soprattutto, e questo non smetterò mai di chiedermelo, ho letto cosa ha dichiarato il signore che ha girato le immagini mentre sotto i suoi occhi una donna veniva stuprata.
L’ho letto e ho avuto paura. Mi sono venuti i brividi. Anche perché mi sono immaginata la scena.
L’autore delle immagini ha detto che ha visto l’uomo che si avvicinava alla signora. Che sulle prime ha pensato che stessero confabulando, e che poi si è accorto che lui le stava mettendo le mani addosso.
A quel punto ha telefonato al 112 e ha ripreso la scena col telefonino.
Questa cosa mi lascia sconvolta. Veramente.
Davvero non capisco come facciamo noi umani ad anteporre un telefonino, uno strumento virtuale, a un fatto reale che avviene in quel momento, lì sotto i nostri occhi, con una donna che grida aiuto e che intanto viene stuprata. È come vedere qualcuno affogare e non buttarsi a mare per salvarlo.
Non lo so.
Ma se mi capitasse, vorrei che qualcuno intervenisse, che qualcuno scendesse in strada a salvarmi, a urlare, a far scappare un animale che in quel momento sta abusando del mio corpo.
Chissà, magari senza video non lo avrebbero preso, – ma tanto tra qualche mese sarà fuori – ma almeno quella povera creatura si sarebbe risparmiata una sciagura così grande.

#sbetti

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