Libero – giovedì 21 luglio 2022

Da quando faccio la giornalista la mia fiducia verso la legge e la giustizia è scesa sotto la suola delle scarpe. Quelle rotte per giunta.

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Chi ha progettato le nostre aule di giustizia di sicuro era mosso da nobili intenzioni.
Appena entri nel luogo dove si celebrano le sentenze, balza agli occhi quella famosissima massima a caratteri cubitali: “La legge è uguale per tutti”. Poi quando entrano i giudici ti rendi conto perché quel brocardo di derivazione latina rimane una presa per i fondelli.

Codesto infatti sta alle spalle di chi giudica e non davanti. Orbene. Partiamo dai fatti.

Mercoledì scorso a Sassari una dottoressa no vax, che si era rifiutata di sottoporsi alla vaccinazione anti covid, è stata reintegrata dal giudice della sezione civile del tribunale di Tempio Pausania. La dottoressa, dirigente medico tra l’altro, era stata sospesa dal servizio il 26 aprilescorso. La misura era stata decisa dalla azienda sanitaria di Olbia e dal Consiglio direttivo dell’Ordine dei medici chirurghi. Dopo un mese esatto, lei, assistita dal suo avvocato, aveva presentato ricorso urgente. Tra le motivazioni figurava l’impossibilità di mandare avanti la famiglia, in quanto il marito è dipendente di una società in crisi e lei è madre di quattro bimbi piccoli fra i 5 e gli 11 anni.Ieri, il giudice ha stabilito che la donna dovrà essere reintegrata in servizio e l’azienda sanitaria dovrà anche corrisponderle stipendi e contributi arretrati. Alé. Nell’ordinanza il giudice non argomenta con la presunta incostituzionalità dell’obbligo vaccinale, come in altre pronunce analoghe dei tribunali italiani – e già qui rende bene l’idea del caos che regna nel nostro Paese – ma fa riferimento alla carenza d’organico nell’ospedale e, bada bene, al fatto che la dottoressa aveva contratto il covid e avrebbe avuto 12 mesi di tempo per vaccinarsi e non tre, secondo le disposizioni ministeriali. Indi per cui la sospensione è illegittima.

Il 18 giugno scorso invece il tribunale del lavoro di Brescia ha disposto che a una dipendente di una azienda sanitaria venisse concesso l’assegno alimentare “in misura non superiore alla metà dello stipendio”. Anche lei sospesa e non vaccinata.

Immagini di un Paese che si sfracella che rendono bene lo stato attuale delle cose, dove ognuno sostanzialmente fa quello che gli pare. Solo che quando il caos regna tra i giudici, c’è da aver paura. Non solo alcune pronunce sono totalmente diverse, ma anche tra pronunce simili, le motivazione sono più disparate. A volte anche spiritose.

Senti questa per esempio. Pochi giorni fa, il 15 luglio, una psicologa no vax sospesa è stata reintegrata dal tribunale civile di Firenze e ora potrà esercitare la propria professione “in qualunque modalità (sia in presenza che da remoto) alla stessa stregua dei colleghi vaccinati”. Ma tra le motivazioni del decreto il giudice ritiene che i vaccini possano alterare il Dna e siano pericolosi. Li ha definiti “trattamenti iniettivi sperimentali talmente invasivi da insinuarsi nel Dna alterandolo”. La cosa ovviamente ha ingenerato il caos. A giugno scorso invece, sempre in Sardegna, un giudice del lavoro ha dato ragione a un medico non vaccinato, ma a condizione che si sottoponesse a proprie spese al test molecolare ogni 72 ore o ogni 48 all’antigenico in laboratorio o all’ antigenico rapido.

Verdetti diversi anche rispetto ad altre pronunce del Consiglio di Stato e dei Tar regionali. A novembre 2021 il Tar del Lazio aveva respinto il ricorso del medico di base Mariano Amici, sospeso dall’azienda sanitaria Roma 6, e lui era rimasto senza stipendio e senza lavoro. Così come il Tar Puglia che ad agosto scorso aveva confermato la sospensione senza retribuzione per una dottoressa no vax.Idem la pronuncia del Consiglio di Stato del 3 dicembre 2021 che aveva respinto il ricorso di un medico abruzzese che aveva rifiutato il vaccino sulla “base di dubbi scientifici non dimostrati”, facendo leva sul fatto che i medici “per legge e ancora prima per il giuramento di Ippocrate” non possono “creare o aggravare il pericolo di contagio”.

É invece recente la posizione del Tar Lombardia che boccia la legge che lascia senza lavoro e stipendio i sanitari che non intendono vaccinarsi. Sarà. Ma allora forse non è sbagliato il progetto delle aule di giustizia di cui parlavamo all’inizio. Basta semplicemente aggiungere un “non”. “La legge non è uguale per tutti” e si aggiusta tutto.

Serenella Bettin

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