La preferivo quando la studiavo nei libri di Storia la guerra

La preferivo quando la studiavo nei libri di Storia la guerra. Quando lasciavo che le narrazioni rimanessero lì sulla carta, impresse nella mente per un giorno mai dimenticarle. Invece così non è.
La guerra viene sempre combattuta da poracci mandati al fronte che non comprenderanno perché lo stanno facendo, e che non si renderanno conto di avere davanti esseri umani, uomini, fatti di carne e ossa, dotati di un’anima.
Gli parranno fantocci, animali, burattini, soldatini di plastica da abbattere, e perderanno il senno, la ragione, l’anima, il cuore; la guerra ti fa perdere tutto, dolore, morte, e ai più sembrerà di colpire dei pupazzi anziché esseri umani. La violenza non avrà più alcuno scrupolo per loro. Non avrà più alcuna domanda. Nessuna risposta. Combatteranno e basta. Non si renderanno conto che davanti a loro ci sono degli uomini. Che come loro sono disposti a colpire. Ad ammazzare. A uccidere la gente. Ti scatta qualcosa dentro la testa che mette uno scudo tra te e l’altro. Come se quello se quello che stessi vivendo diventasse virtuale.
Me l’aveva detto quel bosniaco che avevo incontrato sulla sabbia quest’estate al mare. Me lo avevano detto nei Balcani. Lo avevo capito quando ero andata accompagnata dai militari nelle enclavi dove ancora si sparano. Bastava guardarli questi uomini con in mano i fucili e ai piedi gli scarponi che gli incatenano i passi.
Questa guerra era lontana dal nostro immaginario. Ma questa ci sta coinvolgendo tutti.
E molti conflitti sono nati proprio così. Con la mobilitazione militare e uno sviluppo delle alleanze divenuto poi impossibile da controllare. Anche la Prima Guerra Mondiale.
Ti fanno entrare in guerra senza che tu te ne accorga.
Di fatto un Paese c’è già dentro. Ed è la Bielorussia. E nel balletto diplomatico di capi di stato e ministri in visita al Cremlino, tra finte strette di mano di coloro che la guerra la discutono in giacca e cravatta a tavolino e mandano i disgraziati a combattere, ci siamo dentro tutti.
Inviando armi, siamo in guerra anche noi.
Oggi la Cina ha chiesto uno stop dei combattimenti. Ieri leggevo che secondo fonti del New York Times la Cina sapeva che la a Russia avrebbe invaso l’Ucraina. Ma forse lo sapeva anche l’Ucraina. È dal 2014 che questi vanno avanti a lanciarsi pallottole. Ma la Cina avrebbe chiesto alla Russia di aspettare il 20 febbraio per far finire le Olimpiadi.
La Cina però dal lato suo dice che non è vero. Che non ha mai chiesto di ritardare l’invasione. Prego. Accomodatevi pure. Lo zar russo ha un disegno ben chiaro: conquistare le città sul Mar Nero strategiche per economia e commercio ed espandersi all’interno del Paese creando una linea immaginaria tra il Donbass e la Crimea. Intanto l’Ucraina è in una morsa. Kherson è già caduta. A Maripul mangiano cibo per cani.
La stanno stringendo come si stringe una noce con una tenaglia.
E noi, un fucile puntato alla tempia.

#sbetti

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