La moglie di David Rossi: “Avevamo una sintonia perfetta. Lui voleva lasciarmi un messaggio”

Quando ieri ho intervistato la moglie di David Rossi, Antonella Tognazzi, ho avuto l’ennesima conferma di quello che percepisco quando entro dentro queste storie. La consapevolezza. L’equilibrio raggiunto dopo un dolore enorme.
Di lei mi ha colpito la gentilezza. Se mi dovessero chiedere di associarla a una qualche parola, la assocerei alla gentilezza.
All’inizio sono entrata in punta di piedi. Poi il nostro dialogo è diventato naturale. Mi ha fatto riflettere. Quando mi ha detto: “lo so che lui voleva mandarmi un messaggio. In 15 anni non abbiamo mai litigato. Avevamo una sintonia perfetta”.
Questi sono i rapporti che valgono la pena essere vissuti. Questi sono i rapporti che danno un senso alla vita. Quelli che nonostante tutto non muoiono mai.
Quando mi ha detto: “credo ci sia l’interesse a farlo passare come suicidio”, mi sono zittita.
Perché poi l’altra sera per caso, ho ritrovato un bigliettino con scritta una frase di Confucio che mi aveva detto un caro vecchio parroco a cui ero molto legata. “Ci sono due errori che si possono fare lungo la via verso la verità. Non andare fino in fondo. E non iniziare”.
La moglie mi ha detto che David pensava che ci fosse un tempo per tutto.
Ci sarà un tempo anche per questo.
Questa la mia intervista su Libero

“Questi sono fatti gravissimi. Se la magistratura opera così c’è da avere paura tutti». Antonella Tognazzi è la moglie di David Rossi. Il manager della Comunicazione del Monte Paschi di Siena morto il 6 marzo 2013. Quel giorno Rossi cadde dalla finestra del suo studio e poco dopo morì. Di due indagini che la magistratura ha avviato, entrambe sono state archiviate seguendo la pista del suicidio. Ma, come risulta dalla relazione della Polizia postale, la mail con cui Rossi annuncia il suicidio, sarebbe stata creata il giorno dopo la sua morte. Come è possibile? Chi ha scritto quella mail? I pm di Siena lo sapevano. Perché nessuno ha indagato? «Fatti gravissimi», dice la moglie intervistata da Libero.

Signora Tognazzi sono passati nove anni.
“Sì. Nove anni che cerchiamo di scoprire la verità. Ci sono troppi elementi che non tornano. Abbiamo inoltrato richieste alla procura di Siena portando a sostegno le prove, ma da parte della magistratura c’è sempre stato un muro”.
Come mai secondo lei?
“Non lo so. Da quando è successo il fatto noi abbiamo sempre chiesto che si indagasse per omicidio. Tutte le nostre richieste sono sempre state rispedite al mittente. Non tenendo conto di tutte le prove”.
Tipo l’orologio. È caduto mezz’ ora dopo il corpo di suo marito. Qualcuno deve averlo buttato?
“Si limitano a dire che quel luccichio che si vede cadere dalla finestra dopo la caduta di David non è l’orologio ma qualcos’ altro. Ma allora devono dirmi cos’ è”.

Perché non hanno approfondito?
“C’è voluta l’apertura di una commissione d’inchiesta parlamentare per chiarire cose che la magistratura non ha mai chiarito”.
Pierangelo Maurizio a “Quarto Grado” ha fatto vedere che nel pezzo di strada dove è stato trovato David, in un’ora passano centinaia di persone. Possibile che quella sera non sia passato nessuno?
“Per me è difficilissimo entrare in questi dettagli. Crea un disagio enorme. Cerco di sapere il meno possibile. Ci sono i tecnici e gli avvocati che godono della mia massima fiducia”.
Le va di parlare di quei biglietti?
“Quel giorno la Scientifica è arrivata tre ore dopo. Uno dei magistrati ha vuotato il cestino e li ha ricomposti. Ma quei messaggi iniziavano con parole precise che David non usava mai. Tutti mi chiamano Toni. Lui mi diceva “ti chiami Antonella e io ti chiamo col tuo nome”. O “Amore”, lui non mi chiamava mai “amore”.

Teme che quei biglietti non li abbia scritti lui? O potrebbe averli scritti sotto minaccia? “No. Non dico questo. Ho riconosciuto la calligrafia. Ma ci ho letto un messaggio”.
Cioè?
“Come se lui avesse voluto dirmi: occhio quando leggerai queste parole. Come non ti tornano queste, non ti deve tornare tutto quanto. Non può essere un caso. Avevamo una sintonia perfetta noi. Ci capivamo al primo sguardo. In 15 anni mai litigato”.

Gli ultimi giorni aveva notato qualcosa di strano in lui?
“Era preoccupato per la situazione della banca. C’era questa tensione. Negli ultimi giorni però io ero ricoverata per una bronchiolite. Ma ora col sennò di poi posso dire che lo vedevo impaurito. Sì. Era impaurito. Vedevo un David che non era David. Era pieno di ansie. E lui non lo è mai stato”.
E quella mail con cui annuncia il suicidio?
“Quella mail me la fecero leggere per dirmi che era un gesto volontario. Io nell’immediato rimasi basita, stralunata. Quando un magistrato ti dice determinate cose poi cerchi di capire, ma ci credi perché te lo dice un giudice”.
Invece cosa pensa ci sia dietro?
“L’interesse a farlo passare come suicidio”.
Per questioni legate alla banca?
“Non lo so. Lui sicuramente sapeva qualcosa. In relazione alla banca. Ai festini. Era scomodo”.

Cosa si può fare adesso?
“Stiamo lavorando per chiedere la riapertura del caso. La procura di Genova ha riaperto alcuni fascicoli perché Genova è competente sulla procura di Siena per l’operato di alcuni magistrati”.
Ora viene fuori che la mail con cui David annuncia il suicidio è stata creata dopo la sua morte.
“Anche quella è strana. C’è tutta una conversazione. David si stava scrivendo con l’amministratore delegato a mezzo iPod. Che senso ha abbandonare l’iPod e scrivere una mail indirizzata alla stessa persona col pc?”.
I pm di Siena, stando a quanto detto dal gip di Genova, sapevano che quella mail fosse un falso.
“Sì. Anche questa cosa è scandalosa. La procura di Siena come minimo avrebbe dovuto avvisarci. Secondo lei l’hanno fatto?”.
David aveva nemici?
“No. Ma era una persona di spicco in questa città, conosceva vari ambienti. Era scomodo”.

Serenella Bettin

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