Sarà ma in giro vedo tanta maleducazione

Sarà ma in giro vedo tanta maleducazione. Tanta. Troppa. Ho il vomito dalla maleducazione che vedo. Mi vengono i conati la mattina quando mi sveglio. Stamattina ho chiesto degli incartamenti per fare la dichiarazione dei redditi. La gente nemmeno ti risponde.
Devo pregare per avere un documento che mi spetta di diritto.
Ho chiamato in un ufficio e la tipa mi ha risposto che quella era la sua pausa pranzo.
Io non ce l’ho nemmeno la pausa pranzo. Perché la gente senza affetti né rispetto, a cui oramai nemmeno rispondo, ti scrive anche di sabato notte e di domenica mattina alle nove confondendosi col buontempone che taglia l’erba quando gli altri dormono.
Vedo in giro la gente che si fa la guerra per un parcheggio. Per la fila al supermercato. Per la coda dal medico.
Il copione è sempre lo stesso. Tessono sempre lo stesso canovaccio. L’ansia. La fretta. L’angoscia. L’assurda convinzione di fare qualcosa di fondamentale e assolutamente urgente da far cambiare il mondo nel giro di un baleno. Ma il mondo si cambia con la calma. La rivoluzione. Il rispetto. C’è gente che non ha rispetto nemmeno del lavoro. Poveri illusi.
Gente che scarica le proprie frustrazioni sugli altri. Codardi. Inetti. Vigliacchi. Pavidi. Paurosi.
È diventato difficile fare tutto. Tutto. Farsi rispondere. Farsi ricevere. Farsi richiamare. La gente poi però pretende. Pretende risposte. Pretende soluzioni. Pretende tutto. Subito.
Domani è già tardi.
Vedo gente in giro presa solo dalle sue cose. Vedo gli uomini affannarsi. Sudare. Raggiungere i like. Fare storie. Correre sempre lungo la stessa strada che li porta chissà dove. Tutti si arrovellano. Tutti pontificano. Tutti parlano. Nessuno ascolta. La gente invia i link su whatsapp come fosse la pubblicità della cassetta della posta. Non c’è più rispetto. Non si chiede più permesso. Si ripetono sempre le stesse cose senza capirne il senso. Manca il rito. Manca il rituale delle cose. Dei gesti. Gli uomini hanno sostituito le celebrazioni con le automazioni.
Il piacere delle azioni. Non esiste. Non esiste più. Vedo gente talmente tanto assorta nelle sue faccende e così chiusa in se stessa che mi chiedo come faranno a vivere se l’animo non si rigenera. Mi chiedono di cosa vivono se la vita è così priva. Così povera. Viviamo un tempo dove abbiamo bisogno dei contorni. Non dei contenuti.
Tutti parlano. Nessuno ascolta. Tu chiedi una cosa. Ti rispondono con un’altra. I social hanno dato modo a qualsiasi coglione di pensare che qualunque tuo pensiero sia importante. Giustificato. Che qualunque tuo pensiero possa salire su quella torre di Babele e dall’alto pontificare senza stare nemmeno a sentire.
Gente impegnata a raggiungere ogni giorno ogni una dose di orgasmo con quegli stupidi like da quattro soldi e le dirette su Facebook.
Se ne stanno tutti lì chiusi dentro le loro vite da idioti, esseri paranormali sostituiti dagli iPhone, tutti a correre per qualcosa che loro credono importante.
La gente corre. Si affretta. Si affanna. Non respira. Mangia. Beve. Rutta. Dorme. Ma hanno perso la bellezza delle cose. La calma. L’ascolto. Il buon senso. La riflessione. L’entrare dentro le storie. Portandone rispetto.
Per cosa poi.
Sono tutti alla ricerca di quella visibilità nel mondo che dia loro un momento. Un momento di gloria. Una comparsa. In questo mondo di mediocri che scrive le storie con le matite degli altri.
Scusate se non mi appartiene.
Ma con me i cafoni fuori.

#sbetti

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