
Il problema non è Mario Roggero. Il problema son quelli come te.
Embè no Willie. Non è esattamente così. Ieri sera ho letto le dichiarazioni di Willie Pejote, il rapper torinese, che dopo Marracash, Sayf e Ghali, si schiera al fianco dei maranza che sabato scorso hanno devastato e saccheggiato le città.
In questi giorni si sente molto la frase “la violenza va condannata sempre”, dice il rapper. Che poi continua. Ma “in città, nella mia città”, ossia Torino, “non possiamo prenderci un pieno di benzina, gli stipendi sono fermi da trent’anni, qualcuno parla di riarmo, qualcuno parla di mandarvi al fronte e quella roba è molto più violenta”.
Giunto poi verso la fine del discorso, che se interrompeva prima faceva più bella figura, Willie Pejote ha aggiunto: “sono le stesse persone – intendendo quelle che condannano la violenza – che volevano la grazia per Mario Roggero perché è legittima difesa se tu ammazzi due cristiani che ti rubano a casa”. E ancora, come se non bastasse: “Quando ci fa più male, quando ci indigna di più, quando ci spaventa di più la violenza sulle cose che quella sulle persone, è lì che abbiamo perso”.
Embè no Willie no. Ora io capisco che i tuoi compagni non sappiano cosa voglia dire andare a lavorare e farsi il culo da mattina a sera, e capisco anche che i teppisti con le felpe griffate e sfoggiate come fossero trofei, non sappiano esattamente cosa voglia dire spaccarsi la schiena e alzare la serranda ogni mattina, dato che le serrande anziché aiutare ad aprirle le hanno distrutte. Ma qui non funziona proprio così. Mario Roggero quel giorno stava lavorando nel suo negozio. Come aveva sempre fatto da oltre quarant’anni. Solo che ora sta rinchiuso in una cella del carcere di Bollate, perché tre delinquenti quella mattina anziché andare a lavorare hanno deciso di andarlo a rapinare, ad aggredire lui e la sua famiglia e far loro del male. I commercianti che si sono visti incendiare le vetrine da quelli che tu non condanni, ecco questi hanno devastato negozi e scaffali, e hanno saccheggiato intere città prendendo sotto chiunque capitasse a tiro. Quei lavoratori quel giorno avevano tutto il diritto di svolgere il proprio lavoro. Così come Mario Roggero aveva tutto il diritto di continuare a fare la propria vita, se solo tre del1nquenti non gli si fossero messi di traverso. Sulle vetrine in frantumi dei negozianti e dei commercianti milanesi, torinesi, eccetera eccetera, scorre il sudore di anni di sacrifici e di notti insonni per cercare di far quadrare i conti. Una cosa che evidente chi ruba, chi rap1na e chi spacca e saccheggiato le città non è abituato a fare, perché se conosci la fatica del lavoro, di sicuro non ti metti a rap1nare la gente o a incendiare le loro attività. Ma tant’è. Certo la violenza va sempre condannata. Ma Mario Roggero quel giorno non ha potuto scegliere. I commercianti che si son ritrovati tre tepp1sti sotto il naso non hanno potuto scegliere nemmeno loro. I rapinatori di Mario invece sì che hanno potuto scegliere. I delinquenti che hanno preso a sprangate e a sassate le vetrine anche. Il problema non sono quelli che condannano sempre la violenza ma difendono Mario Roggero.
Il problema sono quelli come te. Quelli che coccolano i giovani che protestano, anzi che sfasciano le piazze, demoliscono negozi e vetrine, mettendo a ferro e fuoco le città – perché i giovani vanno capiti “ascoltiamo il loro grido di aiuto” ti diranno – sono quelli come te che se ti difendi in casa tua, gridano al FarWest. Quello di sabato cos’era esattamente?
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