
È una parola zoppa “mogli”. Manca una “e”. Ma la forza che ha avuto questa donna, apre numerosi spunti di riflessione.
Per Libero ho intervistato Valeria Bartolucci, una delle due mogli, di Louis Dassilva. L’altra è in Senegal. Dassilva è stato scarcerato il 9 giugno scorso dopo 693 giorni di detenzione. Per la Corte d’Assise di Rimini non è lui l’assassino di Pierina Paganelli, l’anziana massacrata con 29 coltellate nel garage del suo condominio, il 3 ottobre 2023.
Eccolo il ragionevole dubbio che domina tuttora salotti e palinsesti televisivi con il caso Garlasco, che torna tenacemente sulla scena del crimine, e dalla provincia pavese si sposta a Rimini, nella ormai nota via del Ciclamino. Dassilva si è sempre dichiarato innocente, ma per quasi tre anni è stato lui il “colpevole perfetto”. Alla fine è stato assolto per non aver commesso il fatto.
La sentenza che lo assolve ha fatto crollare l’intero impianto accusatorio costruito dalla procura di Rimini, per un epilogo che rimane tutto da scrivere. E la fantasia qui non si è sprecata.
Secondo la procura il movente era tutto dentro quella trama, quasi cinematografica, di relazioni clandestine. Dassilva era l’amante di Manuela Bianchi. La nuora di Pierina. Colei che trovò il cadavere della donna. La procura ha sempre sostenuto che fu Dassilva a ucciderla, perché Pierina aveva scoperto la loro relazione.
In tutto questo caravanserraglio, c’è una donna che ha sempre resistito alla tempesta, e che nonostante avesse scoperto di essere stata tradita, ha sempre sostenuto Dassilva. La moglie italiana appunto. Valeria Bartolucci.
Ha ignorato le chiacchiere, i pettegolezzi, i giudizi morali, i tribunali di quelli che si nascondono dietro le loro vite falsamente specchiate, e giudica le vite degli altri, perché altrimenti le loro vite sarebbero povere. E quando l’hanno riempita di “guano”, questa la parola da lei usata ieri quando mi parlava, se n’è fregata, consapevole che il tuo valore non dipende da quello che pensa la gente, ma vive dentro di te.
C’è una cosa che mi ha fatto riflettere e che mi ha aperto un baratro dentro, mentre la intervistavo. Una cosa che già sapevo, ma non smetti mai di fare i conti con la realtà delle cose e quando ti si ripresentano davanti, ti sbattono in faccia l’essenzialità della vita. E dei fatti.
“Non c’è una cifra – mi ha detto – che ripaga nemmeno un’ora in cui vieni privato della tua libertà”. Valeria si è sempre fidata di quello che le diceva il marito. Ha scisso il tradimento dall’accusa che vedeva il marito coinvolto in un omicidio orribile.
“Il fatto che sia infedele nella vita coniugale – dice – non ha niente a che vedere con la vicenda giudiziaria”.
E ancora: “Non c’è una somma che ti risarcisce – mi ha detto ieri – Le ore di vita perse non hanno un prezzo”.
La mia intervista su Libero
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