
Il letamaio dei leoni da tastiera ha partorito le sue più encomiabili prodezze.
Sto leggendo in queste ore quanto di più spregevole e disgustoso possa uscire dall’essere umano. E mi riferisco ai commenti – da denuncia – apparsi in merito alla tragedia che ha colpito la ministra Roccella e suo marito Luigi Cavallari, disperso nel lago di Vico da ieri.
Ho letto di quei commenti, che qui per rispetto non riporto, e per i quali provo semplicemente orrore. Provocano in me un tal senso di disgusto che mi fa schifo perfino uscire di casa e pensare che quello o quella che prende il caffè al bancone del bar accanto a me domani, possa aver scritto questo guano.
Il mondo dei social infatti è popolato da gente in carne e ossa. Che non solo non distingue più la vita reale da quella virtuale – sono tutti inebetiti con la testa bassa – ma addirittura perfino nella virtualità si dimostra per quello che è. Un popolo incattivito. Frustrato. Una chiavica. Gentaglia. Un branco di imbecilli, bestie, sciacalli da tastiera che non pensano e non si fermano nemmeno dinanzi al dramma di una moglie trafitta dal dolore e alla vita di uomo di 84 anni disperso in un lago. Fate pena. Fate schfo. Questa non è critica. Questo non è sarcasmo. Questa non è ironia. Parodia. Ho letto un post che paragonava il marito della Roccella a un piatto di spaghetti. E un altro con 459 reazioni sotto di gente che rideva, commentava: “il karma”. “Ah la famiglia”. “C’erano modi più salutari per allontanarsi dal ministro”. Così sono andata a guardarmi questi profili e per alcuni ho provato una immensa ripugnanza. Gente in grado di calpestare il dolore con la faccia di una emoticon perché non sanno manco più scrivere verbalmente. Alcuni addirittura con le bandiere della pace. Dove nei profili trovi scritto: “Attivisti per i diritti umani”. “Antifascista sempre”. Gente che si riempie la bocca di pace e amore e poi sono i primi che riversano odio e violenza. Un’ operazione di sciacallaggio che nel 2026 con tutti quei titoli di studio che avete, con tutti gli strumenti che abbiamo, con tutte quelle esperienze di vita vissuta di cui tanto vi vantate, dimostrano che non sono serviti a un cao. I social hanno sdoganato un substrato di una crudeltà che fa paura. Si può essere d’accordo o no con il ministro Roccella. Si possono condividere le posizioni o no. Ma qui siamo oltre. Qui non c’entra niente la politica. L’ideologia. Dietro le persone che voi deridete. Dietro quell’uomo che voi disumanizzate, ci sono persone che stanno vivendo momenti di angoscia. Disperazione. Profondo dolore. Del resto funziona così. Basta non essere d’accordo, basta esprimere una posizione diversa che subito diventi stupida, putana, venduta. Commenti sessisti gratuiti.
Una carneficina virtuale che ogni giorno alza il livello dello scontro, esasperandolo. Contorcendolo. Frasi violente. Denigratorie. Ironie squallide. Battute di una bassezza morale che nemmeno ai tempi delle caverne.
Scherni su un uomo di 84 anni finito in fondo a un lago. Ma qui non è uno scontro politico. Il rispetto non è questione di politica. Il rispetto è un atto di civiltà che mi chiedo ancora come abbondino i cavernicoli. Quelli che poi sono i primi a darti lezioni morali. Quelli che poi sono i primi a mostrarsi acculturati. Quelli che poi sono i primi a insegnarti il mestiere. A predicare bontà e no alla violenza. Quelli che poi sono i primi a santificare i dogmi del politicamente corretto. A mostrarsi così buonisti, tolleranti, amorevoli. Quelli che si riempiono la bocca di inclusione. Di ascolto. Di empatia. Di “restiamo umani”.
Se questo è il vostro livello, da porcile anonimo, avete perso tutto. Anche il diritto di far la morale.
L’umanità non può valere solo quando lo dite voi.
sbetti
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