C’è un caso che ho letto nella stampa locale e che mi ha destato parecchie perplessità su come l’Erario tratta i cittadini per bene.
Ora che non si dica che io voglia sempre andare contro l’Agenzia delle Entrate ma questa è abbastanza eclatante.
Tutto inizia nel 2013 quando gli imprenditori Mauro e Massimo Furlan, titolari di due locali, anche abbastanza famosi del Veneziano e del Padovano, vengono sanzionati per aver omesso nelle dichiarazioni dei redditi circa 600 mila euro.
Una sanzione che aveva raggiunto gli 800 mila con i rincari delle cartelle che come è noto anche queste vengono dalla Russia e dall’Ucraina.
La contestazione dell’Agenzia delle Entrate si basava sulla quantità di farina consumata.
Una roba da far ridere i polli.
Praticamente l’Agenzia per un giorno si era improvvisata pizzaiola e aveva calcolato quanti sacchi di farina ci volessero per fare una margherita una capricciosa una peruviana.
Così come nella Bella Addormentata nel Bosco aveva cosparso le scrivanie di farine acqua olio sale e pepe e aveva dato il via alle danze, con le tabelle nutrizionali delle varie pizze e i quantitativi di farina da usare.
Peccato però che, siccome ognuno dovrebbe fare il proprio mestiere senza infilare il naso in quello degli altri, l’Erario non aveva tenuto conto che la farina non servisse solo per sfornare pizze ma anche pane, bruschette – poi mica tutte le ciambelle vengono fuori col buco, basta guardare i nostri politici – e quelle venute male, ahimè vengono anche buttate via. I politici no.
Insomma i due imprenditori sarebbero stati dei farabutti perché con tutta quella farina avrebbero dovuto guadagnare sicuramente di più.
Ora, alla faccia dell’equo e giusto processo, della giusta durata dei processi, della riforma della giustizia, la Cassazione finalmente, Alleluia Alleluia, dopo nove anni di tribolazioni, giudici, avvocati, spese e altro, ha stabilito che l’Erario ha sbagliato.
Indossando il cappello da pizzaiolo avrebbe dovuto sapere che la farina serve anche per fare altre cose oltre alle pizze e quindi quegli 800 mila euro non sono dovuti.
È la prima volta che l’accusato si fotte l’accusatore. E che l’Agenzia, grazie all’avvocato che li ha difesi, Federico Veneri, (fategli una statua!) ora deve pagare le spese legali, e pure le sarà chiesto un risarcimento milionario.
Ma questo per farvi capire qual è l’andazzo. Molti contribuenti sono stati fottuti da questo modus operandi. E molti imprenditori grazie ai vostri accertamenti milionari si sono suicidati.
Hanno imbracciato una corda e hanno deciso di farla finita.
Ora abbiamo scoperto che il problema è che forse dentro l’Erario ci lavora gente che non ha mai dovuto fare il pizzaiolo per sbarcare il lunario.
Beati loro.

sbetti