Un uomo non dovrebbe decidere del grembo di una donna

Non so se sia cosa buona e giusta che un uomo decida del grembo di una donna.
Per me è paragonabile allo stupro.
Sabato mattina mi sono svegliata con un leggero torpore. Sinceramente ero anche un po’ incazzata. E anche un po’ infastidita. Tanto che per tutto il giorno mi sono sentita sto giramento di palle assurdo addosso che non avete idea. Mi sono svegliata con questo stato d’animo pesante all’indomani della grandiosa storica illuminante sentenza della Corte suprema americana che ci ha resi palesi del fatto che a questo mondo non siamo padroni nemmeno delle scorregge che molliamo.
Figuratevi se siamo padroni del sesso.
Siamo talmente bombardati che quando ti trovi a letto con qualcuno, a meno che tu non abbia il compagno giusto, ti vengono in mente Fedez, il Papa, Biden, i giudici della Corte Suprema. Eccetera. Eccetera.
Non lo so se sono a favore o no dell’aborto. Credo non lo sappia nessuno. A meno che le cose non ti capitano in mano è molto difficile dire: sì sono contro. No non sono contro. Anche se qualcuno non crede sia possibile ma non funziona come andare al gabinetto.
È un po’ come essere a favore o contro l’eutanasia.
Il mio lavoro “fortunatamente” mi permette di poter vedere e raccontare. E sfortunatamente mi permette di poter vivere il dolore.
Quando stavo all’Università, uno degli ultimi anni, in Medicina Legale trattai il caso di Eluana Englaro. Io ero di un’idea. Ossia che si potesse dare avvio al fine vita. Il professore era di un’altra.
Con l’andare del tempo però cambiai opinione. Credendo che la vita fosse sempre sacra.
Ma poi accadde un fatto. Il quotidiano nazionale con cui allora collaboravo mi mandò a seguire un caso di una ormai donna in stato vegetativo da 13 anni. Ricordo ancora quando entrai dentro quella stanza d’ospedale. Era tutto asettico. Lei con la bocca spalancata. Attaccata a un respiratore. E dietro di lei quel monitor del computer che emetteva suoni strani e indicava il battito del cuore. Ma lei era tenuta in vita dalle macchine. L’unico brandello di vita erano quelle dita rattrappite che sembravano gridare aiuto. Aggrappandosi all’ultimo grido invano di speranza e dolore. Uscii da lì che mi sentii quasi male. Il padre accompagnandomi fuori mi disse: “Spero le basti. Quando sale in auto si ricordi”.
La donna infatti era stata vittima di un incidente stradale. Metà della calotta cranica le era sbalzata fuori dal cruscotto. E così quando uscii da lì pensai che un uomo avesse diritto di decidere in che modo morire. Se andarsene anziché tribolare.
E arriviamo all’aborto.
Io non lo so cosa ci sia dentro quel grumo di carne e sangue e cellule definito embrione, so che quando feci l’inchiesta sugli embrioni congelati questi me li sognavo di notte, li vedevo tanti piccoli girini che si sarebbero trasformati uomini. Se guardo mia nipote, mi viene male pensare che mia sorella avrebbe potuto decidere se donarle la vita o meno, se interromperla, facendo quello che le pare, ma se penso a una donna e a tutti i motivi che ci possono essere dietro un aborto non riesco a pensare di negare un diritto.
Come al solito però siamo tornati indietro e a decidere sulla vita degli altri sono sempre i giudici. Avrebbero dovuto fare un passo indietro, e cento avanti.
Ma l’umanità è sempre regredita sui suoi passi.

#sbetti

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