Qualche settimana fa ho conosciuto un tizio (il prossimo che mi capita a tiro faccio il nome) che mi ha proposto uno scambio di libri. Cioè io avrei dovuto dargli il mio appena uscito e lui il suo di qualche anno fa.
Se non fosse per il fatto che la cultura si misura col tempo, sarebbe come scambiare un vestito nuovo di zecca con uno con le pezze al culo.
Allora io gli ho risposto educatamente che non voglio scambiare il mio libro col suo. Che io non gli ho chiesto niente. Che se lui vuole comprare il mio libro può farlo liberamente e che se un giorno a me andrà di leggere il suo me lo compro.
Per il principio per cui è più probabile che tu finisca per odiare il compagno di banco che ti hanno assegnato, gli ho anche detto che la mia natura per fortuna è la disobbedienza e che per me i libri sono come gli amici. Me li scelgo. E poi che non è carino donare qualcosa per riceverne qualche altra perché allora non è più un dono ma un contratto.
Allora lui ha iniziato a dirmi che il suo libro è interessante perché ne ha parlato anche Nostradamus e c’ha vinto il premio internazionale della soppressa.
Così siccome pareva non sentirci e impormi anche quello che avrei dovuto leggere, ho finito il caffè e poi ho preso e me ne sono andata.
Non ho tempo da perdere con chi mi fa perdere tempo.
Allora l’altro giorno dopo aver ricevuto l’ennesimo messaggio di qualcuno che mi chiede libri gratis e se ho libri in più a disposizione per gli amici i parenti gli amici degli amici amanti eccetera eccetera; la maggior parte delle volte sono uomini facoltosi che ti chiedono se c’è un libro in più perché devono regalarlo al gatto mi sono girate un tantino le palle.
Uno perché non comprendo ancora bene dal basso della mia ignoranza il principio per cui un libro non debba essere pagato e invece una pizza da asporto sì. Mi era successo anche un’altra volta.
Un tizio aveva impiegato un’ora a farmi tutto un discorso da orgasmo sulla cultura che si paga eccetera eccetera che quando gli ho dato il libro perché lui me l’aveva chiesto se l’è intascato e ha ripreso il treno senza pagarlo.
Pezzente che non è altro.
Non ho ben capito infatti perché c’è gente che paga di tutto e invece crede che la cultura sia gratis. O come quelli che ti chiedono se fai comunicazione o l’addetta stampa e poi ti dicono: “non so se posso pagarti ma tanto a te piace”. O quelli che ti dicono: “quando arriveranno i soldi mangeremo tutti”. Appunto.
Perché quando l’estetista vi leva i peli del culo la pagate mi pare.
Quando il parrucchiere vi fa la chioma nuova anche. Quando andate a bere l’aperitivo in piazza e a ingolfarvi come maiali davanti ai banconi pagate anche quelli.
E non riesco a comprendere perché invece per un libro e per la cultura debba essere diverso.
Mi spiace ma per lavorare con me si cambia registro.
Io non scambio libri con nessuno a meno che non decida io con chi scambiarli e ciò deve avvenire naturalmente con l’altro.
Non lavoro gratis.
Non regalo libri a nessuno se non a chi amo, a chi voglio bene, e a chi penso possa capire ed essere grato per un libro ricevuto. E non ho libri da regalare ed elargire e scambiare a tutto il mondo. Sebbene per qualcuno, il cui quoziente collettivo arrivi a soppresse e prosecco, la cultura vale meno di una pezza da piede.
Perché per quanto a voi possa sembrare strano dietro a un libro c’è la storia professionale e personale di una persona, ci sono anni di studio, di lavoro, di notti insonni, di sudori, sacrifici, impegni, costanza e solitudini.
Ci sono arte competenza professionalità.
E non ho ben capito perché io che scrivo un libro non debba ricevere il compenso e invece chi leva i peli del culo sì.
Vi auguro buonanotte

#sbetti


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