
Lo chiamano #PremioPapa perché così era soprannominato Ernest Miller #Hemingway che a #Caorle prese ispirazione per i suoi scritti.
Con “Il vecchio e il mare” vinse il premio Pulitzer nel 1953 e il Premio Nobel per la Letteratura l’anno dopo. È uno di quei romanzi che ti lasciano l’amaro in bocca, il sangue aperto, il sapore della carne appena cotta sul palato, che sa di lieve, pungente, marcio. Che è così allo stesso tempo dolce, cotta, al punto giusto ma non troppo, stomachevole, avvolgente, protettiva.
Uno di quei romanzi con cui sono cresciuta. Che mi ha lasciato il vuoto, l’abbandono, il sapore della laguna appena va via il sole, quello delle foglie appena tagli l’erba, quello della notte cupa e tenebrosa, il colore dell’amaranto, del verde incolto. Quello dell’essere soli. Ma sempre accolti.
Hemingway rientra in quella cerchia di persone che hanno voluto assistere agli orrori della guerra, che l’hanno raccontata, con i fatti, le parole, le testimonianze, gli aneddoti. Annottando, scrivendo, vivendo, giorno per giorno. Ora dopo ora. Minuto dopo minuto. Hemingway fa parte di quella schiera di giornalisti che la guerra l’hanno veramente vissuta. In prima linea. Senza paura. Senza remore. Senza sconti.
E ieri sera a Caorle un grande inviato Fausto Biloslavo, che le guerre le ha viste tutte. Andando, perigrinando, in lungo e in largo, facendo ritorno a casa, non quando era stanco, ma quando aveva “finito”, quando aveva qualcosa da raccontare, pronto per ripartire.
Lui con Gian Micalessin e Almerigo Grilz, costui scomparso il 19 maggio 1987 sul fronte di guerra del Mozambico, le guerre le ha raccontate.
Per davvero. Guerre, che senza di loro, sarebbero state dimenticate.
#sbetti
Premio Papa Caorle.it


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