Il groviglio di Garlasco, che nel corso di questi mesi ha scoperchiato un verminaio senza fine e che ogni giorno si arricchisce di colpi di scena, e di nuovi tremebondi e paurosi sviluppi, merita un chiarimento.
Dunque, dopo 19 anni ci troviamo con un colpevole in via definitiva, Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara Poggi. Condannato, dopo due assoluzioni, a 16 anni di carcere, perché reo di aver ammazzato la sua fidanzata il 13 agosto 2007, e con un nuovo indagato Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara Poggi, che secondo il nuovo impianto accusatorio della procura di Pavia sarebbe il solo ad aver ucciso Chiara Poggi, quella mattina, nella villetta di via Pascoli.
Ora.
Fai fatica a spiegare alla gente, a chi ti ferma per strada – dato che Garlasco è diventato un argomento condominiale – come possa essere che per lo stesso omicidio, compiuto non in concorso, e quindi da una sola persona, ci sia un condannato in via definitiva che ha già scontato 11 anni di carcere e che ancora – ribadiamolo – non è libero. Dato che deve rientrare a determinati orari, non può uscire di regione, eccetera eccetera. E come possa coesistere questa condanna con una persona che si appresta a presentarsi davanti al giudice per le indagini preliminari, indagato per lo stesso omicidio per cui c’è già un condannato. Insomma come sia possibile per la giustizia italiana che ci siano due assassini, uno potenziale, l’altro no, che hanno agito per lo stesso reato, ma non in concorso.
Come la spieghi intendo questa roba con un briciolo di buon senso e razionalità. Riporto una conversazione che ho avuto con un professionista del caso: “C’è un colpevole per quell’omicidio compiuto non in concorso?”. Sì. “Bene. Chi è quel colpevole?”. Alberto Stasi. “E allora tu giudice come puoi processare una persona per lo stesso delitto per cui è già stato condannato qualche altro?”. Obiettivamente non fa una piega. Razionalmente non batte ciglio. Questo vale ovviamente nel pianeta Terra.
Ma siccome siamo nel campo della – tra virgolette – “giustizia”, allora tutto può accadere. “Fatta la legge, trovato l’inganno”, ricordava sempre un mio professore di diritto.
Orbene. Qualcuno dice: prima di condannare un’altra persona per lo stesso delitto per cui, ripeto, è già considerato colpevole qualche altro, non si dovrebbe aspettare che lo Stato, la Giustizia, o chi per essi – diamine qualcuno intervenga – liberino Alberto Stasi ?
Embè no. E qui si apre la falla del nostro ordinamento giudiziario. Secondo la logica dovrebbe essere così, ma non c’ è nessuna norma che impedisce di processare qualche altro per un delitto per cui una persona è già stata condannata.
Ora la difesa di Andrea Sempio dice di voler proporre questione di legittimità costituzionale in quanto per l’omicidio di Chiara Poggi c’è già un condannato definitivo, ossia Stasi appunto.
Il punto è che la revisione che si prepara a chiedere la difesa di Alberto Stasi, corre su binari paralleli. Nel mondo del diritto si può fare. Ossia la revisione che chiederà la difesa di Stasi non si basa sul conflitto tra giudicati, in quanto ancora non ci sono due giudicati. Fino a prova contraria Andrea Sempio è ancora innocente. E questo, per fortuna, ce lo dice la Costituzione italiana. Ma la richiesta di revisione, si baserà piuttosto su quel disposto dell’articolo 630 che prevede che si possa chiedere la revisione per la sopravvenienza di nuove prove “che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto”.
Ma quello che più stordisce in tutta questa vicenda – che quando ci sei dentro, pare un frullato di una miscela indigesta, andata a male, che consumi a piccoli sorsi, come in un film dell’orrore – è, visti i recenti sviluppi, sapere che, nel “caso più squallido della storia giudiziaria italiana” come ha detto Vittorio Feltri, ci sia forse un innocente ancora agli arresti. E che non sia stato condannato al di là di ogni ragionevole dubbio. Ma anzi con molto dubbi a carico e a scarico. Altrimenti, dopo 19 anni, non staremo ancora qui a parlarne.
Nelle aule di giustizia, alle spalle dei togati c’è scritto “La legge è uguale per tutti”.
Forse dovrebbero cambiare gli arredamenti e scrivere, non dietro, ma davanti: “In dubio pro reo”. E questo vale per i tanti Stasi. Come per i tanti Sempio.

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