Libero 18 luglio 2026

Da Libero 18 luglio 2026

La misura è colma. Questa è una vergogna. Oggi Libero apre il giornale con questo titolo. Perché è la verità. Una vergogna. A pagina 3 trovate il mio racconto dell’ultima notte e delle ultime ore di Mario Roggero.
Ieri la telefonata è arrivata alle 12.48. Mario Roggero si era appena seduto a tavola. Al tavolo di questo anonimo albergo accanto al carcere di Bollate.
Aveva appena addentato il primo boccone di un piatto di pasta. “Devo rispondere Sere”, mi ha detto. Era il suo avvocato. Alle 13 e 15 la voce era flebile. “È arrivato l’ordine di carcerazione. Devo andare”. Lo attendono 14 anni e 9 mesi di reclusione per essersi difeso da una rapina nel 2021, dove morirono due banditi e un terzo venne ferito.
Ma la sua giornata, ieri, è iniziata molto prima, dopo una notte tormentata, passata a girarsi e rivoltarsi nel letto. Con la foga e l’ardore di chi avrebbe ancora voglia di vivere. Ma quel martirio che ora lo affligge: “Uscirò mai dal carcere?”. Roggero piange.
Ieri mattina la sveglia è suonata alle 7.30. Roggero è riuscito a sonnecchiare poche ore. Una stanza d’albergo fredda, per un uomo di 72 anni che si appresta a vivere l’ultimo quarto della sua esistenza senza il calore della propria casa. La colazione al bar dell’hotel dove lui da mercoledì sera è parcheggiato, è alle 8. Da qui non ha più fatto ritorno a casa. “È snervante, non ce la faccio più”. Riesce a trangugiare qualcosa prima del caffè, senza percepirne i sapori, gli odori. La vita ha perso completamente i sensi. Un pensiero comincia a vorticargli in testa…

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La telefonata è arrivata alle 12.48. Mario Roggero si è appena seduto al tavolo di questo anonimo albergo accanto al carcere di Bollate. 

Ha appena addentato il primo boccone di un piatto di pasta. È il suo avvocato. “Devo rispondere Sere”, ci dice. Alle 13e 15 la voce si fa flebile. “È arrivato l’ordine di carcerazione. Devo andare”. Lo attendono 14 anni e 9 mesi di reclusione per essersi difeso da una rapina nel 2021, dove morirono due banditi e un terzo venne ferito. 

Ma la sua giornata, ieri, è iniziata molto prima, dopo una notte tormentata, quella tra giovedì e venerdì, passata a girarsi e rigirarsi nel letto.

Con la foga e l’ardore di chi avrebbe ancora voglia di vivere. Ma quel martirio che ora lo affligge: “Uscirò mai dal carcere?”.

Roggero piange.

Questa mattina la sveglia è suonata alle sette e mezza. Roggero è riuscito a sonnecchiare poche ore. Una stanza d’albergo fredda, per un uomo di 72 anni che si appresta a vivere l’ultimo quarto della sua esistenza senza il calore della propria casa. Quando scende a fare colazione sono le otto. La colazione è al bar dell’hotel dove lui da mercoledì sera è parcheggiato. Da qui non ha più fatto ritorno a casa. “È tutto molto snervante – ci dice, non ce la faccio più”. Riesce a trangugiare qualcosa prima del caffè, senza percepirne i sapori, gli odori. La vita ha perso completamente i sensi. Un pensiero comincia a vorticargli in testa. Quando gli parliamo sembra che Roggero abbia perso la fiducia. Quando gli diciamo: “Ti tiriamo fuori da lì, stai tranquillo, la gran parte degli italiani è con te, non ti lasceremo solo”, lui risponde a mezza bocca. Se fino all’altro ieri ci credeva, ora sembra quasi che non ci creda più. Alle nove e mezza gli inservienti dell’albergo devono rifare la camera e lui, con la moglie Mariangela Sandrone, esce. Il panorama attorno non offre molto. Zona industriale, capannoni. Auto arrostite dal sole. E quell’afa perdifiato dopo la pioggia. “Fa troppo caldo qui – dice Roggero – andiamo a fare un giro a Leroy Merlin”. Un giro al centro commerciale per assaporare gli ultimi istanti di una vita che non sa se riuscirà più a vivere. Roggero guarda la merce passargli davanti come tante valigie sul rullo trasportatore dove nessuna ti appartiene.

Dopo qualche ora, con il cellulare che scotta, o come dice lui “il cellulare viola” – lo hanno chiamato politici, vip, imprenditori, amici, parenti, tutti per dargli forza – Roggero con la moglie torna in hotel.

Vorrebbe mangiare. Sedersi a pranzo. Per un brevissimo istante ce la fa. Poi alle 12.48quella telefonata del suo legale che gli comunica che l’ordine di carcerazione era giunto. Roggero non ha più fame. Si alza e va in camera per farsi una doccia. Ha tempo fino alle 16.30 per presentarsi nel carcere di Bollate. “Devo andare – dice – non posso credere che quello che sto vivendo sia vero. Non me lo immagino il carcere”. Roggero sa già che potrà usare il telefono per pochi minuti a settimana. Che in carcere la vita sarà dura. Ma lui è animo combattente, spirito da guerriero, vorace nella vita, e buono di sentimenti. “Mi sono preparato i libri – ci racconta – i taccuini per i miei appunti”. L’attesa, che separa la libertà dalla prigionia, è logorante. I parenti si susseguono. La moglie. Le figlie. Tutti per gli ultimi saluti. La figlia, Silvia Roggero, ieri nei suoi canali social, ha chiesto un minuto di silenzio: “Vi chiedo un piccolo gesto. Alle 15.50 ci prenderemo un minuto di silenzio”. La moglie ieri mattina ha presentato la domanda di grazia per il marito, e “contestualmente al deposito di questa – ha fatto sapere l’avvocato Sergio Novani – tramite l’avvocato Marcolini è stata depositata un’istanza per il differimento dell’esecuzione della pena. Siamo in attesa che l’ufficio di sorveglianza di Torino, possa provvedere prima della carcerazione”. Ma quel provvedimento non è mai arrivato. “Non hanno nemmeno risposto”, ci ha detto Roggero. Alle 15.50 Roggero fa su le sue cose. E va a consegnarsi in carcere. “Ciao Sere, devo andare…”. “Mario ti tiriamo fuori di lì”. “Sì.. d’accordo”. Ai cronisti che lo attendevano fuori ha detto: “Questa pena è il massimo per i delinquenti. Sono profondamente deluso. Andremo avanti alla Corte europea dei diritti dell’Uomo. Certamente sono pentito per il gesto che ho commesso, col senno di poi, però bisogna trovarsi lì in quella situazione”.

Alle 16.53 Mario Roggero, un uomo di 72 anni, padre di quattro figlie, nonno di otto nipoti, è già dentro, in quel luogo opprimente che lo inghiotte.

Serenella Bettin 


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