Post del 15 luglio 2026

L’ultima notte. L’altro giorno il gioielliere di Cuneo, Mario Roggero, mi ha chiesto gli indirizzi di casa perché nella peggiore delle ipotesi, ci scriveremo delle lettere. Così ai messaggi su whatsapp, sostituiremo carta e penna. Non male ho pensato, questo ritorno ancestrale alle origini. Prima o poi, nonostante i giri immensi, si torna sempre a casa. Ma l’idea che quell’uomo, a cui sono legata ormai da una amicizia fraterna, possa finire in carcere mi devasta. Quattordici anni e 9 mesi pendono sulla testa di un uomo di 72 anni, che tra poche ore saprà se finirà il resto della sua vita in carcere o meno.
Quattordici anni e 9 mesi per essersi difeso da una brutale rapina. E l’appello che ieri ha lanciato nei social è straziante.
Domani trovate un pezzo su Libero.
Gli occhi colmi di lacrime. La voce spenta. E quel nodo in gola che fatica ad andarsene. Un lungo appello affidato alla sua pagina su Instagram giunta ormai a quasi sessantamila followers con milioni e milioni di visualizzazioni.
Oggi la Cassazione deciderà se confermare la condanna in appello o meno. Una pena ridotta rispetto al primo grado, di anni 17. Conosco Roggero da anni ormai. E so quanto abbia sofferto. Quanto abbia patito. Quanto abbia dovuto sopportare per un tempo che nessuno gli ridarà indietro. E ora qualcuno, quel tempo che gli rimane, forse, pretende di toglierglielo. Se dovesse essere confermata la condanna a Mario Roggero, non sarà solo la condanna a Mario Roggero, sarà una condanna a tutti noi. A tutta l’Italia. A tutti noi finiti nella nebbia e nella melma lanuginosa di uno Stato che chiede, che ti succhia, ti spreme e non ti protegge. E quando i cittadini invocano sicurezza ma in cambio ottengono le manette, poi il popolo si rivolta.
Perché allora non esistono leggi. Non esiste giurisprudenza. Non esiste giustizia. Non esiste buon senso. Chi ridarà indietro a Roggero gli anni persi? Gli anni passati tra carte e tribunali e gogne mediatiche? Chi ridarà indietro a Roggero le tribolazioni, i patimenti, la difficoltà di guardare tuo nipote negli occhi che ti chiede: “Ma tu sei buono nonno, perché devi andare in carcere?”.
Chi gli ridarà il tempo di queste sere con la voce che trema e gli occhi spalancati su un futuro che vede sbarre e campanelli? Chi? Chi glieli ridà indietro questi anni persi? Questi pezzi di vita svenduta e rubata.
Roggero quel giorno non ha scelto di uccidere. Stava lavorando. Come fa da 49 anni a questa parte. Anche l’altra sera quando ci siamo sentiti, era tardi, era ancora nel suo negozio per far le ultime consegne. Perché se la condanna dovesse essere confermata Roggero sarà costretto a chiudere l’attività. La cosa che mi lascia perplessa, ma credo dipenda dai neuroni attivi e dallo sviluppo di questi, è che ancora in rete, o nei media, sento o leggo persone – per fortuna poche! – che considerano Roggero un ass*ssino, perché i malviventi erano in fuga. Quale fuga. I rapinatori era ancora lì nel retro del suo negozio. Nella sua proprietà privata. Che lui ci ha messo una vita intera per costruire. Checché ne dicano le anime belle, che i soldi fanno male solo quando non sono i loro. I banditi erano ancora lì, pronti a colpire. Ma anche qualora ci fosse stata una fuga. La fuga non è un patentino di impunità. Un salvacondotto di immunità. Un’attenuante. Un lasciapassare. “Ciao siamo banditi, ma siccome siamo fuggiti, meritiamo il risarcimento del danno”. La fuga non cancella ciò che è stato prima. Il mentre. Il panico. La paura. Quel conto alla rovescia con la pistola puntata in faccia. Non cancella l’aggressione. Le minacce. I pugni. Le pistole puntate. Il terrore di non vedere più vive moglie e figlia. Non può contare il fatto che i ladri fossero usciti. E in questi processi ne ho viste troppe di persone condannate perché poi quando arrivano a casa a fare i rilievi, si mettono con il goniometro a vedere se il proiettile fosse direzionale, se fosse rimbalzato, se fosse che “siccome lui era girato allora stava scappando”. Basta con queste fantasie. Basta con queste illazioni. Basta con queste congetture. Basta con queste ingiustizie. La vita è una e ho tutto il diritto di proteggerla. Quando oggi ho finito di scrivere il pezzo di Roggero avevo la testa in fiamme e le lacrime agli occhi. Mi sono accesa una sigaretta, mi sono seduta su un gradino all’aperto e ho pianto. Lui lo sa. Al punto che è stato lui a dover consolare me.
Ecco, se anche i giudici peseranno sulla bilancia, la fuga molto più che l’aggressione, la caduta dello Stato di diritto sarà pressoché interminabile. Perché vuol dire che oggi, 15 luglio, abbiamo deciso di stare dalla parte dei delinquenti e non dei cittadini onesti.

sbetti

📸 Fuori dal Coro, dicembre 2023


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