La sentenza di Alberto Stasi inizia a scricchiolare. Anzi, è sempre scricchiolata. Procedeva carponi. Ingobbita. Zoppicante. E zoppa.
Solo che i maestri di giornalismo, i criminologi a gettone, immersi in quel grande parco acquatico delle vanità, non se ne rendevano conto.
Hanno costruito carriere intere sul colpevole ideale. Perché per la letteratura, come mi ha detto un caro collega, se viene uccisa una donna è sempre il compagno. Lo hanno chiamato “il biondino con gli occhi di ghiaccio”. Questo era il pedigree mediatico di chi una carta non l’ha mai letta o a Garlasco non c’è nemmeno mai stato. Alberto Stasi. Diciannovenne anno di inferno. Sedici anni di carcere. Migliaia e migliaia di soldi di risarcimento. Ma oggi uno spiraglio si apre.
La procura di Pavia aveva invitato Andrea Sempio a comparire il 6 maggio scorso. Non solo lo ha invitato. Ha cambiato anche il capo di imputazione. Nell’ipotesi dei magistrati Andrea Sempio – attualmente unico indagato in questa nuova inchiesta di Garlasco – avrebbe ucciso Chiara Poggi da solo. E lo avrebbe fatto con le aggravanti dei futili motivi e della crudeltà: questo secondo i carabinieri della squadra Omicidi che indaga.
Ho letto l’avviso e c’è da rabbrividire “in quanto cagionava la morte di POGGI Chiara”. “Dopo una iniziale colluttazione, colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra. A seguito di ciò, la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina (…) spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto occipitale sinistra, cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso (…). Con l’aggravante di aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale”. Dodici lesioni sul cranio e sul volto. All’epoca Sempio aveva 19 anni. Già il 20 maggio scorso, un interrogatorio andò a vuoto. Sempio non si era presentato davanti ai magistrati, perché secondo i suoi legali, mancava la prescrizione relativa all’accompagnamento coatto in caso di rifiuto. Oggi l’avvocato Liborio Cataliotti che lo difende, insieme all’avvocato Angela Taccia, si dice stupito per il nuovo capo di imputazione e fa sapere che il movente sessuale è assurdo. Al centro di quell’interrogatorio del 20 maggio scorso c’era la famosa impronta 33, di cui Sempio ha sempre detto che frequentando casa Poggi, quella poteva essere rimasta impressa sulla parete quando scendeva in cantina. Per gli inquirenti invece, sarebbe l’impronta dell’assassino. Ovviamente questa è solo una notizia.
Qualcuno ha detto che non si deve correre il rischio di trattare Sempio, come è stato trattato ed etichettato Alberto Stasi. Certo.
Questa infatti è l’ipotesi di chi indaga. Non c’è ancora una sentenza. Non c’è ancora una condanna.
Ma dice comunque qualcosa. Che quando ci sono dei dubbi, bè forse quelli andrebbero ascoltati.

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