Il sangue sull’asfalto farebbe trasalire chiunque.
Quello è l’unico segno tangibile che abbiamo, visibile di lei, in questi giorni. Delle macchie lì. Che trasudano disperazione. Che paiono vive. Schiantate a terra. Rosse come la morte.
Il resto.
Il resto sono mazzi di fiori che spuntano ovunque davanti casa. Candele. Cuori. Lettere. Nastri colorati. Pupazzi. Peluche. Fotografie. Orsacchiotti.
I fiori spuntano come funghi. Li vedi a ogni ora proliferare. Aumentare. Nel giro di mezza giornata invadono tutto il marciapiede. È una processione senza fine. I fiori brulicano come tanti piccoli animaletti colorati. Fucsia. Rossi. Gialli. Arancio. Arancioni.
Li portano i bambini. Le donne. Le mamme. Gli anziani. I vecchi di paese. I giovani. I padri. I genitori. Vengono tutti qui a rendere l’ultimo omaggio a Giulia.
Il resto lo vedi nei ricordi. Nelle foto. Di lei, così bella e spiritosa sempre in movimento che non stava mai ferma. Il resto di lei lo vedi negli occhi della sorella. Del padre. Della famiglia.
Lo vedi nei volti rigati di pianto. In quegli occhi gonfi di lacrime e disperazione. Filippo Turetta era “ben consapevole della gravità delle sue azioni”, scrive il gip di Venezia, dal momento che, dopo aver scaraventato Giulia a terra, causandole una lesione alla testa con perdita di sangue, è fuggito.
Giulia infatti ha lottato. Ha lottato con tutti gli ultimi brandelli di vita che le erano rimasti attaccati addosso per quasi 25 minuti prima di arrendersi al suo carnefice. Ma Giulia non si è arresa. È stata ammazzata.
Scrive sempre il gip di Venezia, Filippo “appare un soggetto totalmente imprevedibile poiché, dopo avere condotto una vita all’insegna di un apparente normalità, ha improvvisamente posto in essere questo gesto folle e sconsiderato”, si legge nell’ordinanza.
E sussiste il pericolo che reiteri condotte violente nei confronti di altre donne”.
Era l’11 novembre scorso. Giulia e Filippo si trovano. Dopo una serata passata a scegliere il vestito per la laurea – lei mai avrebbe potuto immaginare cosa le sarebbe successo – Giulia e Filippo litigano nel parcheggio a 150 metri di distanza da casa di Giulia.
Litigano proprio qui. Qui dove ci sono le macchie di sangue. Alle 23.18 un testimone sente delle grida. Grida di donna. E così per farla tacere lui forse le mette del nastro adesivo in bocca.
Nel parcheggio di via Aldo Moro la ragazza “viene aggredita con ripetuti calci mentre si trovava a terra, tanto da farle gridare “mi fai male” invocando contestualmente aiuto” probabilmente accoltellata, quindi costretta a risalire in auto e a continuare quel viaggio fino alla zona industriale. Sono circa quattro chilometri che si percorrono in auto in sei minuti.
Alle 23.29 la Fiat Punto attraversa la zona industriale di Fossò, due minuti dopo viene catturata da una telecamera di video sorveglianza.
Le immagini del sistema di due ditte vengono sequestrate. Saranno le telecamere dello stabilimento Dior che permetteranno di ricostruire quanto accaduto.
Sono le 23.40.
Una persona fugge lungo la strada della zona industriale e viene inseguita da un’altra “più veloce, che la raggiunge e la scaraventa a terra”.
Dalle immagini si vede “che il soggetto che insegue è vistosamente più alto del soggetto inseguito”. Giulia era alta circa un metro e sessanta. Filippo un metro e ottantotto.
Poi la figura più piccola, Giulia, viene spinta. “Cade violentemente a terra, all’altezza del marciapiede, e dopo pochi istanti non dà segno di muoversi”.
Giulia morirà per “shock emorragico”.
Alle 23.50 l’auto di Filippo transita, con il corpo di Giulia nel bagagliaio, verso Varco Nord Uscita via provinciale Nord. L’auto si dirige verso Noale (Ve), quindi 43 minuti dopo la mezzanotte è già a Zero Branco, in provincia di Treviso.
Lui percorre più di cento chilometri. Poi si disfa del corpo di Giulia e scappa in Germania.
Non veniteci a dire che è solo cronaca.

sbetti

Parcheggio di via Aldo Moro, Vigonovo (Ve)


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