Le Donne Alpino

Libero 12 maggio 2022

Linda Peli ha 35 anni. È di Brescia e all’Adunata di Rimini, dalla sua città è arrivata in bici. Quando indossa quel cappello ha lo sguardo fiero. Rivolto verso l’alto. In segno di gratitudine e rispetto. Entrata nell’Esercito nel 2005 e rimasta fino al 2007, è stata una delle prime sette donne a entrare in Truppa. Poi voleva rimanere accanto agli Alpini ma in congedo. Le Penne nere le conosce bene. Iscritta all’Ana, ora suona nella Fanfara Alpina Tridentina Walter Smussi. Quando la contatto al telefono è amareggiata. “Mi scivola il cuore sentire queste cose anche perché io di Adunate ne ho fatte 16 e in tutte ho sempre ricevuto serenate e poesie soprattutto dagli Alpini anziani. Mi hanno sempre trattato come una donna, con assoluto rispetto. Io sono entrata nel Corpo perché sposo i loro valori e il loro spirito di comunità”.

Del resto. Come negarlo. Chi scrive ha fatto un corso con gli Alpini per operare in zone di crisi, e tutto ho visto tranne che violenze o molestie. Era il 2016, prima di partire per il Kosovo, al 9* reggimento Alpini a L’Aquila. “Sicuramente nella massa c’è qualcuno che esagera – dice Peli – ma non si devono condannare le Adunate o stigmatizzare gli Alpini. Chi partecipa a questi raduni e indossa il cappello non sempre è Alpino”. Infatti. Una volta sul Ponte di Bassano il loro cappello era qualcosa di sacro. Lo indossavano le Penne Nere e basta. Ora col fatto che lo vendono, lo indossano tutti. “Anch’io sabato sera sono stata avvicinata da un ragazzo alpino – continua Peli – e dei miei amici Alpini mi hanno chiesto se avessi bisogno di aiuto. Ma sono avances che capitano. Le ragazze hanno fatto bene a parlare e se ci sono state violenze vanno punite, ma sono gli Alpini stessi a condannare queste cose”.

Infatti. Monica Sighel, di anni ne ha 37. Nata nello Sri Lanka, qui è stata adottata. Di Trento, ora è una donna alpino in congedo. “Nelle Adunate a cui ho partecipato – mi racconta – non ho mai avuto nessun tipo di problemi. L’Associazione Nazionale Alpini è contro la violenza sulle donne e posso assicurare che andranno a fondo di questa situazione. All’Adunata possono partecipare tutti. È facile comprarsi un cappello e indossarlo”. Solo un occhio clinico riesce a distinguere un cappello vero da uno finto e in piazza a Rimini, sabato sera, c’erano 450 mila persone. Monica è entrata nell’ esercito quando ha saputo che potevano entrare anche le donne. “Volevo mettermi alla prova e dopo l’addestramento sono stata assegnata all’Artiglieria da montagna”.

“Io certi gesti non li ho mai visti alla Adunate”, mi racconta Federica De Giuli. Scorza dura, direttore sanitario operativo Sanità alpina. Lei ha contribuito a mettere in piedi l’ospedale covid di Bergamo. “Se ci sono stati questi fatti sono una cosa orrenda, ma non hanno nulla a che fare con i valori e lo spirito di associazione degli Alpini”. Già. Peccato che per qualche cafone molesto si sia andati addosso a una intera categoria. E questo, come ben sa chi denuncia le discriminazioni, è assai pericoloso.

Serenella Bettin

Linda Peli
Monica Sighel
Federica De Giuli

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