Leggo che le comunità Lgbt pcq rstvu cazzi e mazzi vari si sarebbero indignate per la performance di Checco Zalone che ha raccontato la storiella di Oreste. Transessuale che finisce alla corte del re. Si innamora del principe ma il padre non accetta la relazione e poi, per farla in breve, si scopre che il padre andava a puttane.
Non vedo il motivo di tanta indignazione dato che a presentare il Festival della Canzone Italiana quest’anno abbiamo avuto anche un travestito.
Ma ormai si sa. Viviamo un’epoca in cui se non sei gay lesbo trans non ti si calcola nessuno e automaticamente passi per omofobo.
Drusillia Foer, personaggio geniale creato dall’ingegno di Gianluca Gori – Un po’ come quel film con Al Pacino. Simon mi pare – di certo non si può dire che non sia una professionista. Pittrice, attrice, modella, sceneggiatrice, fotografa, cantante, ha posato per importanti copertine di moda come Vogue, Life.
Ieri sera dopo aver schernito Amadeus, fa parte della scenetta, “senta coso” eccetera eccetera, ha dardeggiato con Iva Zanicchi. Lance. Frecce. Frecciate. Ipocrisie. Suon di martello. “Tu hai qualcosa più di me”. “Sì sono colta”. E bla. Bla. E va bene ha recitato il suo personaggio. Ha dato sfogo e sfoggio al suo alter Ego.
Ma quello che non capisco è il motivo per cui le comunità arcobaleno non si siano indignate anche per la brillante e degna di encomio performance di Achille Lauro che sale sul palco e in uno sforzo erotico e sacramentale profana il sacramento del Battesimo.
Cioè cosa avrebbero dovuto dire le comunità cristiane. Cosa avrebbe dovuto dire la vecchietta che guarda Sanremo da quando aveva dieci anni e a ottant’anni si vede uno a torso nudo battezzarsi sopra al palco. Minimo si farà fatta il segno della croce fino alla mattina dopo.
Soprattutto perché con questo Sanremo così inclusivo, passa l’idea che in Italia la disuguaglianza sia praticata proprio da chi la condanna.
Un po’ così come quando le paladine della vagina fecero un appello per un Presidente donna. Trattati come animali in via di estinzione. Come categorie protette. Le donne. I trans. Gli immigrati.
Ma perché non siamo tutti uguali?

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#Sanremo2022


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