L’ultimo dell’anno è una gran rottura di coglioni

Non ho mai sopportato l’ultimo dell’anno. Mai.
Per me è sempre stato una grande rottura di coglioni. Da quando faccio poi questo lavoro e il 31 dicembre non si lavora per me lo è ancora di più.
Gli unici ultimi dell’anno che mi piacevano erano quelli di quando ero adolescente o ancora bambina e me li passavo con i miei nonni a giocare a carte e a Tombola. Si giocava a soldi.
Quelli sì che erano capodanni veri. Da uomini duri. Vedere che in una sera potevi lapidare tutti i tuoi risparmi. E andartene a dormire col borsellino vuoto ti faceva provare l’amaro di non avere più un centesimo e capivi cosa volesse dire rischiare troppo. Dopo la partita poi, si bevevano un ottimo vino e un ottimo punch fumanti. Accompagnati da uvetta e canditi. I più forti di stomaco mangiavano anche “pa’ e ciauscolo”, tipica salsiccia marchigiana che si spalma. Ma dopo quegli anni il nulla assoluto. Ricordo che i primi morosi, ora per fortuna la cosa si è stabilizzata, mi costringevano a decidere ad agosto cosa avessi voluto fare per Capodanno.
Io non volevo scegliere perché mi dicevo: “chi me lo dice che saremo ancora insieme”, e “se quel giorno – cosa molto probabile – avessi voluto fare altro?” Come fai a decidere da qui a sei mesi, mi dicevo, cosa fare l’ultimo dell’anno. Chissenefrega dell’ultimo dell’anno.
Così ogni volta era una sofferenza. Ma durava poco. Perché il più delle volte li mandavo a fareinculo. A settembre la compagnia si riuniva e iniziava a dire: “cosa facciamo l’ultimo dell’anno?”. A me venivano in mente quelli del Libro della Giungla che appesi a un albero chiedevano: “cosa facciamo stasera?”, “non lo so tu cosa vuoi fare?”.
E andavano avanti così all’infinito. Così ogni volta che si avvicinava l’ultimo dell’anno mi veniva l’angoscia. Davvero non riuscivo a capire come la gente potesse spendere centinaia e centinaia di euro in una bettola qualunque per ruminare roba da quattro soldi servita su piatti di fiocchi in quantità misere.
Il tutto condito col vomito della gente che si ubriacava e ti vomitava sulla schiena. Un anno è accaduto veramente.
O non riuscivo a capire come uomini travestiti da asparagi giganti e donne travestite da abat-jour di paillettes potessero trarre godimento a passare il pomeriggio a impomatarsi il naso o a vestirsi con abiti orribili per finire a fare i trenini di gente, con bicchieri di neve, attorno a un pandoro dove i pinguini da salotto biascicano intonando canti stonati che nemmeno i tre virologi per Natale.
Ma soprattutto non sopportavo che qualcuno decidesse per me cosa fare. Così ogni volta al mio: “io resto a casa, vai tu”, scoppiava il pandemonio. Non c’era verso. Molte coppie vivono ancora nella depressione acuta per cui se sei in coppia devi andarci anche al cesso assieme, possibilmente nello stesso momento.
Fortunatamente sono riuscita a liberarmi da questa agonia che piombava ogni anno. Anche perché i capodanni più belli oltre a quelli con i nonni sono stati quelli improvvisati, dove prendevi e andavi in piazza magari a Roma, Milano, Bologna, Padova o chissà dove e ti godevi la serata. O quelli dove ti trovavi così all’improvviso a casa di amici e tiravi l’alba. O quelli in montagna. Dove scendevi al piano di sotto e trovavi sempre un focolare acceso.
Ora, da due anni a questa parte non c’e più l’ansia di organizzare l’ultimo dell’anno che è uguale al primo e via discorrendo. La gente se non fosse così nervosa, vivrebbe finalmente più alla giornata godendosi le cose senza avere l’ansia addosso di doverle per forza fare.
Questo è il mio augurio per il 2022. (E per me un gran regalo, oltre a quello che il 2021 mi ha portato). Anche perché l’ultimo anno che sono andata in discoteca trascinata dalle amiche è stato il 2019. L’anno dopo è arrivato il covid.
Non mi sembra sta gran roba.

buonanotteatutti

Buon Anno 🎈

#sbetti

Un commento

  1. Anch’io ho sempre sopportato poco l’ultimo dell’anno e l’ultimo giorno di carnevale; fin da ragazzo andavo a suonare ai veglioni che duravano fino alle prime ore del mattina e sai che palle! Lo facevo perché erano le due serate che venivano pagate meglio, ma odiavo i trenini e tutto il resto.

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