Da Libero di oggi 29 dicembre 2021

Sarà perché si avvicina la fine dell’anno e si fa la lista dei buoni propositi, ma all’ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali della presidenza del Consiglio dei ministri (Unar), il 28 dicembre, non passa proprio niente. L’ufficio ha scritto una lettera al Consiglio comunale di Verona per chiedere la rimozione di una mozione del 27 aprile 1995. La numero 336. Roba di 26 anni fa.
Con tutte le questioni che sta affrontando questo sgangherato Paese. Mozione che non ha alcun carattere vincolante, non è una delibera, non è “dura lex sed lex”. È un atto politico che impegna, anzi impegnava, l’amministrazione in quel momento. La lettera, a firma del direttore Triantafillos Loukarelis, fa leva sul fatto che la mozione consiliare andrebbe a negare i diritti delle unioni civili ai gay. Ma era il 1995. Di unioni civili ancora non si parlava. Anzi non si conversava nemmeno così tanto di gay e mondo Lgbt. Una Verona dove la sinistra sostiene che il diverso fatichi a integrarsi. Il ritratto vorrebbe fornirlo Paolo Berizzi che, per Rizzoli, ha recentemente pubblicato “È gradita la camicia nera. Verona, la città laboratorio dell’estrema destra tra l’Italia e l’Europa”.
Tornando alla mozione “tuttora in vigore al comune di Verona”, si legge nella missiva, è in palese contrasto con la Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali ma anche con la legge Cirinnà, che ha introdotto nell’ordinamento italiano l’istituto delle unioni civili”. La mozione, in sostanza, impegnava “l’amministrazione comunale a non deliberare provvedimenti che tendano a parificare i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle famiglie naturali costituite da un uomo e una donna”. “È inaccettabile che a quasi 30 anni di distanza il Consiglio comunale non abbia provveduto a rimuovere quella che è a tutti gli effetti una grave limitazione alla tutela delle unioni omosessuali”,!continua l’Unar. Nel 2018 i consiglieri comunali di sinistra, Federico Benini e Michele Bertucco, avevano presentato un ordine del giorno con cui chiedevano la revoca della mozione. “L’odg”, spiega Leonardo Ferrari, presidente del Consiglio comunale, “è stato messo in calendario più volte e mai discusso per questione di tempi. Prima si votano le delibere, poi il resto. Gli stessi proponenti hanno sostituito quell’odg con altri più urgenti. Il tema del 1995, poi come tutti sanno, è stato ampiamente superato dalle leggi nazionali”. Insomma questa mozione non è la Carta Fondamentale della Repubblica italiana. Lascia il tempo che trova. Ma è evidente che l’Unar di tempo ne ha tanto. Soprattutto da perdere.

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