Si lavora a spron battuto

Questi sono per me giorno concitati. Incasinatissimi. Si lavora a ritmo serrato. Minuto per minuto. Secondo per secondo. Non fai in tempo a svegliarti al mattino che non ti accorgi nemmeno di aver dormito. Non fai in tempo a svegliarti al mattino che subito il telefono comincia a tintinnare. A strimpellare. A gridare. I messaggi si accavallano. Le chiamate pure. Quelle sveglie messe lì da un mese, quando da un mese a questa parte ti svegli prima della sveglia, ecco quelle sveglie continuano a suonare e a ricordarti che è tardi. E poi le notifiche su whatsapp. I giornali che arrivano. Le mail che piovono.

Non fai in tempo a rispondere a una chiamata che sotto ce ne sta un’altra. Non fai in tempo a prendere appunti con il block notes sulla gonna che subito scatta il verde.

E non fai in tempo a sederti per mangiare che tac squilla il telefono e magari al telefono ci sta quello che per dirti due cose in croce impiega la bellezza di 44 minuti perché si sa la brevità è dono di pochi. E allora tu negli altri 38 minuti disponibili fai altro. Scrivi. Mangi. Leggi. Pulisci. E questi parlano. Parlano. Parlano. Poi ti chiedono se hai capito. E tu brillantemente rispondi sì: gli ultimi 38 minuti corrispondono esattamente ai primi sei moltiplicati per quattro col resto di due.

E allora dicevo sono giorni concitati, la mattina una cosa dietro l’altra, uno scritto dietro l’altro, organizza, annota, leggi, prendi, fai. Non fai in tempo a finire un lavoro che ne arriva un altro, non fai in tempo a rispondere ai 384 messaggi su whatsapp giunti nel giro di un’ora che subito ti si infila un’altra conversazione. E non è la prima volta che sbaglio destinatario. Oggi a qualcuno ho mandato dei cuoricini. Una volta a un politico anche importante ho scritto “Ciao amore”, e frequenti sono quei messaggi che valgono bene per tutti. E l’ultima volta c’ho pure azzeccato infatti. Volevo mandare un messaggio a uno. L’ho mandato a un altro, per lavoro si intende, e andava bene uguale. O come stasera, saluto un Marco perché mi sembra veramente quel Marco e in realtà era un altro Marco. E così ogni tanto gira dalla tua parte. Per non dimenticare di tutto quello che lascio in giro. Stamattina dall’ottico c’ho lasciato gli occhiali da sole. Anche se pioveva. Così sono tornata indietro ma dovevo far benzina. E allora mi sono detta: torno indietro e poi faccio benzina. Insomma vado a riprendermi gli occhiali da sole, torno al distributore, tac, nel giro di mezz’ora benzina aumentata. La sfiga.

E poi le mail. Rispondi a una ne arriva un’altra. Mandi un comunicato. Ne serve un’altro. Mandi una foto. Taglia la foto. Chiama. Squilla. Trilla. Gli appuntamenti si infilano nell’arco della giornata come i pezzi di carne e i peperoni che si infilano negli spiedini. E ogni tanto mi sembra di essere come in uno di quei giochi che c’avevo da piccola e dove ci stava quello che ci sta alla giostra di Gardaland, Atlantide, e dove se eri brava e pigiavi i bottoni al tempo giusto, il tipo simile a quello della giostra di Gardaland infilava i cerchi dentro le lance che sguazzavano nell’acqua.

Ecco e allora ogni tanto mi sento così. Come se dovessi a spron battuto, combattendo il tempo, infilare tutte le cose nella lancia della giornata. Così ogni tanto, per ricaricarmi, me ne vado in posti sperduti, al mare, in montagna, in collina, a correre, a cantare, prendo la bici e osservo il paesaggio.

Perché nonostante questi ritmi serrati, mentre infili gli impegni uno dietro l’altro si assapora la vita.

#nottesbetti

#sbetti ❤️

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