
Sono fiera. Sì sono fiera. Ieri sera sedevo alla destra di Piergiorgio #Baita. Presentavo il suo libro: “Corruzione. Un testimone racconta il sistema del malaffare”. Scritto con Serena Uccello giornalista de Il #Sole24Ore, accanto a me. Baita stasera non avrei mai smesso di ascoltarlo. Non mi sarei mai fermata. Ero letteralmente incantata.
Una persona di una intelligenza straordinaria. Enorme. Sopraffine. Spaziante. Una persona di una competenza disarmante. Un uomo che per il mondo dell’imprenditoria avrebbe ancora molto da dare, da dire. Molte cose che se fossero valutate potrebbero dare un contributo in più. E invece, purtroppo, come sempre accade a un popolo rimbigottito del proprio bigottismo, lui non potrebbe permettersi di raccontare cosa sia questa stramaledetta #corruzione.
Questa sera ho stretto la mano a uno dei primi testimoni dell’inchiesta #Mose che il giorno della retata storica ha portato all’arresto di ben 35 persone. Tra questi anche l’ex sindaco di Venezia, Giorgio #Orsoni e l’ex presidente del #Veneto, Giancarlo #Galan che secondo gli inquirenti avrebbe incassato mazzette per un milione l’anno. Uno scandalo che ha fatto letteralmente affondare il mondo politico della città lagunare e di cui Baita si trovò a essere il primo testimone dell’accusa.
È stato il primo a essere arrestato il 28 febbraio 2013. Lui, ingegnere, veneziano, 68 anni, ex presidente della Mantovani, ha lavorato per il Consorzio Venezia Nuova. Un consorzio formato da 52 imprese. Una sovrastruttura fatta di soggetti e corpi intermedi difficile da estirpare.
Baita per la sua accusa ha patteggiato una pena di 22 mesi per associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture false. Il suo è il punto di vista di chi la corruzione l’ha vissuta in prima persona, conoscendone e scavandone i meandri più oscuri, capendo alla perfezione riti, passaggi, usi, costumi, consuetudini, scambi, favori, mazzette, tangenti. Ha maturato l’idea che “la corruzione è un reato ma è anche un modello mentale, una stortura culturale”. Insomma è qualcosa di connaturato in noi. Di congenito. Per non cadere nel sistema della corruzione occorre che sia economicamente conveniente, altrimenti l’essere umano ci casca. Sempre.

Un sistema talmente strutturato e sovrastrutturato che come diceva Borsellino, in relazione al fenomeno mafioso, arriva quasi a sostituirsi allo Stato. La corruzione che per la stragrande maggioranza degli italiani è quel comportamento dietro scambio di denaro racchiuso in una norma del codice penale, in realtà è molto di più. È una sagoma scura che si trascina nei comportamenti umani, che agguanta le mani degli uomini con la ventiquattrore portandoli lungo le strade dell’illecito; una sagoma che piano piano avanza sovrastando l’Italia e il mondo intero. È qualcosa che coinvolge tutti. Tutti. Dal primo all’ultimo.
Ogni volta che qualcuno ci passa davanti a qualche concorso perché lo zio è amico con l’amico dell’amico dello zio, ci sta togliendo un diritto, e sta generando un nuovo favore. Sta togliendo un posto di lavoro a qualche altro magari più meritevole e sta togliendo il cibo a qualche famiglia che magari con quel lavoro ne traeva sostentamento. Da qui il sistema si inceppa. Cresce malsano. Storto. Storpio. Peggio cieco.
Perché qualcuno vede e tace. E chi non vede, è perché ormai è talmente naturale che tutto è diventato normale. Allora forse la testimonianza di qualcuno che nel malaffare c’era dentro fin oltre il collo, può servire a capire tante cose. “Ogni qual volta alle cronache finisce un processo per corruzione – ha detto Baita – questo dovrebbe essere l’occasione per cambiare”. Baita ha riconosciuto la sua responsabilità, ha fatto nomi, cognomi, soprannomi, ha tirato giù anche i santi, mancava soltanto il Papa. Credo abbia i titoli per dire cosa sia la corruzione. Perché altrimenti sarebbe come dire a una puttana che bazzica sulla strada che non può raccontare il mondo della prostituzione perché il popolo è bigotto e certe cose non vuole sentirle dire.
Vanno dette. Tutte. Fino all’ultima goccia.
#buonagiornatasbetti
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