
Devo dire che sono rimasta un po’ basita nell’ ascoltare, ma anche nel guardare, la deposizione del colonnello Gennaro Cassese – che all’epoca comandava la compagnia dei carabinieri di Vigevano quando avvenne il delitto di Chiara Poggi – dinanzi al procuratore aggiunto Stefano Civardi.
Sono rimasta un po’ basita e anche un po’ sconcertata dalle quantità di “non ricordo”. “Posso ipotizzare che”, “posso fare una ipotesi?”. “Francamente non ricordo”. “Che le devo dire non lo so. Non ricordo”. “Io continuo a non avere una visione”. “Non lo riesco a ricordare”. “Non lo posso escludere”.
E tutte quelle altre formule che fuoriuscivano a pioggia dinanzi a un procuratore della Repubblica. Oltre a quella difficoltà facilmente espressa nell’ esprimersi uno in italiano. Due, in un italiano che sia possibilmente corretto.
Addirittura c’è stato un momento in cui Civardi gli ha detto: “Lei non mi deve dare una risposta in base agli atti che le faccio vedere, ma in base alla sua memoria, altrimenti il processo me lo faccio io no?”. E ancora come una lama affilata: “Lei può fare tutte le ipotesi che vuole – gli ha detto Civardi – io francamente non ho interesse a raccogliere le sue ipotesi”.
Sì, mi ha lasciato un po’ esterrefatta questa memorabile memoria fluttuante. Questa amnesia selettiva. Alcune cose Cassese le ricorda benissimo. Altre no. Al pari di un bollettino meteorologico di stagione, Cassese si è lasciato andare a una deposizione con i fiocchi. Oggi piove. Domani boh. Dopodomani chissà. Ieri forse c’era il sole. L’anno scorso magari pioveva. Non ricordo.
Eh del resto se non ricorda. Voi ricordate esattamente che tempo facesse il 13 agosto del 2007? Io sinceramente no. Posso ipotizzare ci fosse il sole. Dato che era piena estate.
Ma io non sono un colonnello che vent’anni fa era in servizio per indagare su uno dei crimini più efferati, discussi, sviscerati, chiacchierati, della storia giudiziaria italiana. Quanti casi simili avrà avuto Cassese nella sua vita, simili a Garlasco? Per lui mi auguro pochi. Per noi anche. Per le vittime pure soprattutto.
Anche perché le domande di Civardi non erano esattamente sul tempo che faceva a Garlasco quel giorno. Ma erano qualcosa di più serio. Più importante. Più indispensabile. Più decisivo. E riguardavano quei verbali redatti contemporaneamente il 4 ottobre 2008, nel bel mezzo delle indagini.
Più come dire, non è quasi possibile che uno non si possa ricordare, dopo un omicidio del genere, se avesse fatto due o tre interrogatori contemporaneamente, se uno degli interrogati si fosse sentito male, se fosse tornato a casa a prendere lo scontrino, se avessero dovuto chiamare l’ambulanza.
Io non so voi. Ma io nella mia storia professionale, il primo mortale che mi trovai a seguire me lo ricordo benissimo. Ricordo ancora gli occhi di quel vigile del fuoco che parlavano da soli. E lì capii che per quel bimbo sull’asfalto non c’era più niente da fare.
Mi sono anche sentita un po’ in imbarazzo – più per Cassese che con la sua Polo azzurrina d’ordinanza mi sta anche simpatico, che per me – quando Civardi gli ha dovuto chiedere: “Lei per caso negli anni ha avuto qualche malattia?”. E Cassese muto. “Sì insomma – continua Civardi – qualcosa che possa giustificare un suo deficit patologico di memoria?”.
Una domanda legittima. Ma sembrava più un esame all’università quando il professore, nonostante i tuoi deficit di memoria, fa di tutto per darti almeno un 18. Da me a Giurisprudenza andava di moda il 18 al volo. Quando il prof che non ne poteva più, ti chiedeva se avessi preso una botta in testa.
Ma quello che più mi ha lasciato piena di punti interrogativi è stata questa amnesia selettiva. Al punto che il procuratore aggiunto gli ha anche dovuto dire: “Qui non siamo in un talk show. Non so se sa come funzionano i processi. Forse le hanno detto che basta dire non ricordo. Ma non è così”. Conclusione Cassese è indagato per false testimonianze ai pm. Devo dire la verità: dopo quella audizione è veramente dura fidarsi dell’operato della giustizia. Di tutta la macchina. Perché pensi di finire nelle mani di qualcuno che poi un giorno non ricorda se tu durante l’interrogatorio ti sei sentito male, e che cito Cassese “evidentemente abbiamo fatto delle cappellate”, perché si trova a fare tre interrogatori contemporaneamente.
Solo che siccome gli operatori della giustizia sono anche quelli che stanno facendo ora la nuova indagine, voglio confidare che da ora ci sia un po’ più rispetto nei confronti dei cittadini che pagano le tasse. Le sentenze, qualora ve lo siate dimenticati, sono in nome del popolo italiano.
sbetti
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