Andrea Sempio compare nelle indagini del delitto di Garlasco fin da subito. All’epoca aveva 19 anni. E ci compare alle 9.30 del mattino del 18 agosto 2007, ossia cinque giorni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, quando i carabinieri di Pavia lo convocano per le strane telefonate partite da casa sua sul fisso dei Poggi nei giorni precedenti al delitto.

Sempio dice di averle fatte per errore quelle chiamate. Eppure, sono tre. Due il 7 agosto 2007 e una l’8 agosto 2007, nonostante il fratello di Chiara, Marco Poggi, ossia l’amico di Andrea Sempio, sfosse in vacanza con i propri genitori. Per la nuova accusa formulata nella indagine dei carabinieri di Milano, queste chiamate non hanno logica.

Andrea sapeva che Marco fosse in vacanza. Perché ha chiamato?

Poi il 4 ottobre 2008 Sempio viene interrogato. Ed è qui che racconta per la prima volta di quello scontrino. Ma nelle nuove indagini qualcosa non torna.

Intanto il suo interrogatorio. L’orario è identico a quello degli interrogatori degli altri amici. Quelle famose “cappellate”, di cui aveva parlato il comandante dei carabinieri che coordinò le indagini, Gennaro Cassese, a favore di telecamere. “Può darsi che abbiamo fatto delle cappellate”, aveva detto. Che già qui dice tutto.

Inoltre, non vi è alcun cenno al fatto che Sempio, durante l’interrogatorio, fosse uscito per andare a casa a prender il ticket del parcheggio – sul ticket del parcheggio ora sta uscendo di tutto e di più- e non vi è citato il fatto che si fosse sentito male per 40 minuti con tanto di intervento dei sanitari. Quel ticket, che Sempio aveva detto “ve lo consegno”, sarebbe stato l’alibi, ora scricchiolante, per provare che lui quella mattina non fosse a Garlasco, ma a Vigevano. Ma per i pm di Pavia, quello scontrino è un falso alibi. Ora da una intercettazione, si scopre che è proprio il padre di Andrea Sempio a dire alla moglie, madre di Andrea, “quello scontrino l’hai fatto tu”.

Questo proverebbe che lui a Vigevano quella mattina non ci sia mai stato, anche perché le celle telefoniche lo agganciano sempre a Garlasco.

Ma è il 2016 quando viene aperta la prima indagine a carico di Sempio. Il procuratore aggiunto di Pavia dell’epoca, Mario Venditti, apre un fascicolo contro Sempio e lo chiude a tempi record. Ora Venditti è indagato a Brescia. L’ipotesi è che abbia percepito soldi per archiviare l’indagine. Ma non è tutto. Ora emergono anche telefonate tra carabinieri e Sempio durante le indagini e prima dell’interrogatorio del 2017. Intercettazioni, movimenti strani di denaro.

Quando l’anno scorso Sempio viene convocato a maggio per l’interrogatorio, non si presenta. La sua difesa fa valere un vizio di forma nell’avviso. E Sempio non depone nulla. Poi c’è la questione del suo dna sotto le unghie di Chiara. La perizia Albani ha rilevato tracce di Dna compatibili con la linea paterna di Andrea Sempio, escludendo Alberto Stasi.

E quell’impronta sul muro, la 33 che per gli inquirenti sarebbe dell’assassino. Il 6 maggio scorso Sempio, in contemporanea con Marco Poggi, è stato interrogato in procura ma si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Quello che sta uscendo in questi giorni sembra scompigliare le carte e riscrivere per sempre uno dei casi più discussi e tormentati di storia giudiziaria italiana.

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