
Post scritto la notte prima di sapere il risultato referendario.
Inutile dire che sia stata una campagna referendaria penosa. Che dico penosa. A tratti oscena. Grottesca. Son volate botte da orbi, fiumi di parole spese inutilmente, baggianate fotoniche, cretinate stratosferiche. Se voti No hanno detto quelli di Meloni allora vuoi gli stupratori liberi. Ma tanto voglio dire sono liberi lo stesso. Poi invece se voti Sì, ecco quelli che tifano Sì sono gli stessi che pensano che un criminale prima di volerlo indagare, lo si debba avvisare. Così hanno detto. Poi ci sono stati esempi inutili, su cui la maggior parte della gente non ci ha capito un caZo. Il livello di questa campagna referendaria era così basso che nemmeno nei Paesi più sotto acculturati sarebbero riusciti ad arrivare a tanto.
C’è stato l’esempio di Garlasco, portato come bandiera per sostenere il Sì al referendum. Dopo la premier da Mentana se l’è rimangiato, ma vabbè. “Voi dite che l’ho citato, probabilmente l’ho citato”. “Sì ma che c’entra Garlasco?”, le ha chiesto Mentana che il giornalista ancora lo sa fare. E lei che non si ricorda di averlo citato, invece l’ha citato benissimo. Sono piovuti grappoli di video dove lei dal palco di Atreju diceva di votare Sì perché scempi di quelli come Garlasco non debbano accadere mai più. Ma il problema di Garlasco è come hanno fatto le indagini. Lo sa pure mi zia.
Poi c’è stato il caso della famiglia nel bosco. Ah la famiglia nel bosco. Quella che se non ci fosse stato il referendum non si sarebbe inculato nessuno. Perché se anziché australiani ci fossero stati quelli simpatici ai leghisti avrebbero urlato in faccia loro di andarsene dal Nostro Paese, perché “se vuoi stare in Italia, devi rispettare le regole”. Ci siamo trovati con le parti invertite. Con quelli che i fricchettoni non li han mai potuti vedere che si son trovati a difenderli e con quelli amici dei fricchettoni che hanno gridato loro contro. Alcuni sono andati contro queste persone – che detto tra noi se non venivano in Italia era meglio, vivevano più sereni – solo perché quelli della Lega se li son presi nel cuore. Ma della famiglia non frega niente a nessuno, se fosse fregato qualcosa non avrebbero strappato i figli alla madre.
Un bordello mai visto.
Poi c’è stato il caso del clandestino liberato dal giudice che con la separazione delle carriere non c’entrava niente. Son riusciti a inserire il referendum anche nell’aggressione che ho subito – non lo dico per autoreferenzialità ma perché è un dato di fatto – quando voglio dire lì la separazione delle carriere non c’entrava proprio niente. Anzi. Come ho scritto su @ilfattoquotidianoit quello che ci ha aggredito aveva bello bello un’ordinanza di un giudice che imponeva l’immediato ricovero in una struttura.
Provvedimento mai eseguito. Di tutte le persone con cui il suo legale ha provato a mettersi in contatto per dire loro che era necessario intervenire subito perché “il soggetto era pericoloso”, ecco non ha risposto nessuno. Ci è voluta la nostra aggressione per far eseguire l’ordinanza. Perché in Italia funziona così. Sciatteria vuole che ci debba sempre essere il morto o il ferito.
Poi hanno tirato in ballo Carola Rackete. L’opposizione non è riuscita a partorire un valido argomento che sia uno. Manco gli altri. La politica ormai funziona come la Ping Pong. Io ti lancio una palla. Tu me ne lanci un’altra. Il problema è che quando lanciano merda perché si sa che la democrazia è una cosa così bella ma finisce quando l’altro non la pensa come te. Cioè, ho visto anche io su di me, quando pensi come loro, allora cara amica bella, pucci, pucci, quando pensi diversamente automaticamente diventi una cacca. Per non dire altro. Dato che qualcuno ha tolto la C e ci ha messo la V.
Hanno fatto leva sull’ignoranza della gente. Non perché la gente sia ignorante ma perché se uno ignora come funziona il processo penale, e non mastica un po’ diritto, è difficile capirne.
Del resto in questa campagna referendaria a suon di garlascate abbiamo anche avuto un ministro degli Esteri che ha detto che la riforma della Giustizia serve perché così almeno un imputato non sara giudicato colpevole. Prego? Dal 1948, forse al ministro Antonio sarà sfuggito, ossia dall’entrata in vigore della Costituzione, vige l’articolo 27, che stabilisce la presunzione di innocenza. Ossia che un imputato non è colpevole fino a sentenza definitiva passata in giudicato. Di che parliamo?
Poi c’è stato il caso di Nicola Gratteri che brandendo una sciabola ha detto che votano per il Sì i mafiosi. Robe da matti. Mentre votano per il No le persone per bene. Qui apriti cielo. Lo scontro già giunto a livelli di indecenza assurda, si è alterato. E dalla punta di fioretto, si è passati ai colpi bassi. Son volate fake news che tanto fanno sempre bene. E poi costruzioni ad hoc preparate per condurre ognuno al proprio mulino. Il referendum non è più stato un tema su cui discutere, su cui qualcuno ci dovesse capire qualcosa, in questo caravanserraglio dove nessuno ci ha capito na mazza, ma è stato un Pro Meloni, Contro Meloni. Chi vota si è pro Meloni. Chi vota No è contro. Se al bar provavi a chiedere – io ci ho provato – perché votassero sì o no, la gente ti rispondeva che votava sì perché l’ha detto Meloni. E i non meloniani votavano No perché Meloni ha detto di votare sì. Un livello di una idiozia assoluta. La capa di gabinetto di Nordio, vincitrice dell’autogol assoluto, manco ai Mondiali si è assistito a una scena simile, se n’è andata dicendo che così si può togliere di mezzo la magistratura con quei giudici “plotone di esecuzione”. Hanno tirato in causa perfino i morti che non possono più difendersi. Da Falcone a Borsellino ci sono state interviste prese, tagliate, rigirate. Sminuzzate. Vivisezionate. Dove veniva dove veniva dato in pasto solo quello che più faceva comodo.
E che dire del poliziotto di Rogoredo. Clamoroso.
Hanno detto che non è possibile che i giudici si mettano a indagare uno per aver svolto il suo lavoro. Poi si è scoperto addirittura che non solo forse questo era un omicidio volontario ma pure premeditato. Della serie il karma lavora bene e l’Universo ci ascolta.
E poi ancora. Gli insulti reciproci. Bugiardi. Servili. Prepotenti. Mistificatori. Una roba che i vari Pertini e company si rigirerebbero nella tomba. Anzi forse si sono già rivoltati. Nei social la gente – di professione influencer – provava a spiegare il referendum con le vignette. Perché nell’era della comunicazione spiccia, dove vince chi grida di più alla pancia, senza metterci di mezzo il cervello, gli slogan funzionano bene. E così i reel esplicativi. Le musichette. I cuoricini. Le lezioncine preparate per gente da quinta elementare dove bastava scorrere le foto per capire il processo penale. Quanto cogliona sono stata io che per preparare l’esame di procedura quella volta ci ho messo sei mesi.
In tutto questo coacervo di informazioni sconnesse e personalità ingombranti, mi auguro che le persone si siano prese in mano la riforma. II codice di procedura. La Costituzione. E con la massima libertà di giudizio si siano recate alle urne. Consapevoli di fare il proprio dovere. E non di esercitare un diritto. Perché di diritti non ne abbiamo più.
sbetti

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